Il mormone scampato a tre attentati

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap330Mason Wells, diciannove anni e una faccia da bambino, è un miracolato. Per tre volte in tre anni si è trovato coinvolto in attentati ed è sempre riuscito a sfuggire per un soffio alla morte. «Vivo perché il Signore mi ha salvato», racconta ora con un sorriso che tradisce l’innocenza dell’età, lui che è mormone e crede in Dio e nella Provvidenza. A Bruxelles l’esplosione delle valigie-bomba portate dai kamikaze all’aeroporto Zaventem lo ha ferito alle gambe e gli ha bruciato il viso, ma non ha perso la fede.

Il 15 aprile 2013 Mason è alla maratona di Boston. Sta accompagnando la mamma che si è iscritta alla gara quando due esplosioni nei pressi del traguardo dilaniano tre persone e ne feriscono 264. Quattro ore, nove minuti e quarantatrè secondi dopo la partenza della competizione Boston viene colpita al cuore. Il piccolo mormone dello Utah vede per la prima volta la morte in faccia. Ma è risparmiato. Il caso per molti. Il «segno» del Cielo per lui. Mamma e figliolo, scossi ma illesi, rientrano subito in albergo, per poi ripartire alla volta di Sandy, cittadina di novantamila anime incastonata nelle Wasatch Mountains, un tempo patria dei pellerossa delle tribù Shoshoni, quindi stazione ferroviaria e ora disseminate di fattorie e allevamenti.

Cresciuto e divenuto volontario mormone, nel 2015 Wells parte per l’Europa. Il 13 novembre è a Parigi. Al Bataclan. Tra gli spettatori del concerto degli Eagles of Death Metal, rock americano all’ombra della Bastiglia. Schiva le raffiche di kalashnikov sparate da Samy Amimour, Ismael Mostefai e Mohamed Fouad-Aggad, i kamikaze agli ordini di Abdelhamid Abaaoud, il jihadista cresciuto a Molenbeek, il quartiere arabo di Bruxelles. Novanta spettatori restano a terra nella tragica serata che segnerà per sempre la storia di Francia. Ma Mason, il mormone si salva una seconda volta.

Il fato sembra riservagli un destino migliore. Per lui non è il momento di morire, deve continuare a vivere e predicare. E lui lo fa, proseguendo la missione in Europa. Dalla Francia si trasferisce in Belgio. Subito dopo l’assalto al Bataclan il ragazzone con la faccia da bambino si stabilisce a Bruxelles. Giorni, settimane di studio e lavoro, fino al 22 marzo. Quando si prepara a rientrare negli Stati Uniti.

Martedì scorso prima dell’alba è già in piedi. Pronto a volare negli Usa. La corsa in taxi all’aeroporto Zaventem tutta d’un fiato, la ricerca del bancone dell’American Airlines per il check in e, quindi, la fila. Trascinandosi dietro il valigione e chiamando a casa mamma e papà, che attendono di conoscere l’orario della partenza. Immaginando di riabbracciarli presto, di raccontare le esperienze vissute. Alle sette e 58 minuti e 22 secondi la prima esplosione. Neppure il tempo di voltarsi per il giovanotto. Dieci secondo dopo un’altra esplosione. Una palla di fuoco che sale nella hall partenze dell’aerostazione, i pannelli del controsoffitto che cadono, le vetrate in frantumi. I passeggeri che si contorcono sul pavimento, le urla, il sangue. Poi il dolore, lancinante, alle gambe. Mason è ferito. Una scheggia gli ha tranciato il tendine d’Achille. Il volto bruciato dal calore. Ma è vivo. Ancora una volta la morte non lo ha voluto. Lo soccorrono gli amici, mormoni come lui. «Nonostante fosse per terra e sanguinava ha mantenuto un certo senso dell’umorismo ed è rimasto calmo», diranno in serata agli inviati della televisione americana Abc. Wells finisce su una barella al pronto soccorso e non sa ancora che altri tre missionari mormoni sono morti nell’attentato. I repoter del telegiornale telefonano ai genitori e li mettono in contatto con il ragazzo. Una storia che subito fa il giro del mondo. Mason è un miracolato nell’inferno di Zaventem.

«Gli raccomando sempre, quando viaggia, di fare attenzione a chi lo circonda, e di osservare attentamente le persone attorno a sé», spiega la madre Kimberly. E il papà: «Si è trovato molto vicino a una delle esplosioni. Speriamo che abbia vissuto la propria parte di sfortune e che sia finita». Wells, dopo le vacanze di Pasqua a casa (e che ora trascorrerà invece in ospedale) sarebbe dovuto tornare in Belgio. Mancano ancora quattro mesi al termine della missione. Adesso, però, mamma e papà vogliono che interrompa il viaggio-studio e rientri quanto prima a Sandy. Per tre volte ha schivato la morte ma è meglio non sfidare troppo il Fato.

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