La ministra Guidi si è dimessa

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap373Roma – La ministra dello Sviluppo Federica Guidi si è dimessa. La decisione arriva dopo la pubblicazione dell’intercettazione in cui la Guidi racconta al compagno Gianluca Gemelli, indagato dalla Procura di Potenza, dell’«emendamento che dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato». La Guidi scrive a Renzi: «Caro Matteo sono assolutamente certa della mia buona fede e della correttezza del mio operato. Credo tuttavia necessario, per una questione di opportunità politica, rassegnare le mie dimissioni da incarico di ministro. Sono stati due anni di splendido lavoro insieme. Continuerò come cittadina e come imprenditrice a lavorare per il bene del nostro meraviglioso Paese».

Il premier: “scelta che condivido”

«Cara Federica ho molto apprezzato il tuo lavoro di questi anni. Serio, deciso, competente. Rispetto la tua scelta personale sofferta, dettata da ragioni di opportunità che condivido: procederò nei prossimi giorni a proporre il tuo successore al capo dello Stato», replica in tarda serata il premier Matteo Renzi dopo le dimissioni della ministra.

Le telefonate

Risale a fine 2014 l’intercettazione al centro della bufera: «E poi dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato, se è d’accordo anche “Mariaelena”, quell’emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte, alle quattro di notte», dice Guidi al compagno. Il ministro si riferisce a un emendamento che il governo sta per inserire nella legge di stabilità relativo ai lavori per il centro oli della Total in contrada Tempa rossa, a Corleto Perticara (Potenza). Allo sblocco di quei lavori Gemelli stesso, che guida due società del settore petrolifero, ha interesse. La «Maria Elena» citata, è il ministro dei Rapporti con il Parlamento Boschi. Subito dopo aver parlato con Guidi, Gemelli telefona a un dirigente di una società petrolifera e lo informa dell’emendamento, già bocciato una volta, per «sbloccare Tempa rossa: la chiamo – dice – per darle una buona notizia».

Le opposizioni: «Dimissioni anche per Renzi e Boschi»

Intanto le opposizioni chiedono le dimissioni anche di Renzi e della Boschi (citata nella conversazione telefonica della Guidi). «Scandalo Tempa Rossa a Potenza. La misura è colma, si devono vergognare e andare a casa subito», dicono i capigruppo M5s di Camera e Senato, Michele Dell’Orco e Nunzia Catalfo. Il deputato M5S Danilo Toninelli afferma: «Renzi chieda scusa». Per la Lega, è il capogruppo al Senato Gian Marco Centinaio a spiegare che «stando agli atti, per il governo si profilano responsabilità gravissime. Renzi e Boschi devono rassegnare subito le proprie dimissioni. Ogni giorno appare chiaro che più che un esecutivo abbiamo a che fare con un comitato d’affari che utilizza la cosa pubblica per gli interessi privati delle rispettive famiglie. Prima Banca Etruria ora Tempa Rossa: con emendamenti o in consiglio dei ministri invece che degli interessi dei cittadini si occupano di risolvere questioni aziendali. È una vergogna! A casa subito».

Il segretario del Carroccio, Matteo Salvini, punta il dito soprattutto contro Matteo Renzi: «Lo scandalo Guidi? È l’ennesimo, mostruoso conflitto d’interesse di questo governo. Più che Guidi o Boschi la vera responsabilità è quella di Matteo Renzi. È lui che deve dimettersi. Al confronto Berlusconi era un principiante». Anche Fratelli d’Italia chiede le dimissioni del premier e «dell’intero governo». «Ogni giorno – sottolinea la presidente di Fdi, Giorgia Meloni – emerge un nuovo conflitto di interessi di un ministro, ma è l’intero governo ad essere in perenne conflitto di interessi perché il governo Renzi è il governo delle lobby, delle banche e dei poteri forti. È un Esecutivo che fa gli interessi dei propri amici e dei propri protettori, non quelli del popolo italiano. Come abbiamo fatto con il ministro Boschi con lo scandalo di Banca Etruria, Fratelli d’Italia non chiede le dimissioni del ministro Guidi ma le dimissioni di Renzi e dell’intero governo».

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