Ecco tutti i furbetti che intascano le pensioni d’oro

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap396Ecco l’Italia del privilegio pensionistico. Un esercito di persone, quasi 500 mila, che sono in pensione da prima del 1980. Quindi ricevono l’assegno da ormai 36 anni e dunque, legittimamente, hanno già ottenuto più di quanto hanno realmente versato. Il dato emerge dalle tabelle Inps sugli anni di decorrenza delle pensioni sugli assegni di vecchiaia (comprese le anzianità) e ai superstiti del settore privato, esclusi quindi sia gli assegni di invalidità previdenziale, sia quelli agli invalidi civili sia le pensioni sociali oltre naturalmente ai trattamenti degli ex dipendenti pubblici. Dai dati emerge che per le pensioni di vecchiaia l’età media alla decorrenza era di 54,9 anni mentre per quella ai superstiti l’età media era di 41,3 anni. Da sottolineare che non sono compresi i baby pensionati del pubblico impiego che sono riusciti a uscire dal lavoro prima del 1992 con almeno 14 anni, sei mesi e un giorno di contributi se donne spostate con figli. Sono questi coloro che hanno preso dalla collettività molto più della legittima spettanza.

Chi avesse cominciato a riscuotere un assegno di mille euro a quarant’anni di età con 17 anni di contributi versati e altri 45 di aspettativa di vita sarebbe stato omaggiato dallo Stato e dagli altri lavoratori con ben 442.800 euro. Non è il solo caso di squilibrio del sistema previdenziale che oggi penalizza il futuro di chi ancora lavora. Ci sono casi di invalidi d’oro con pensioni erogate dal Tesoro. E ancora leggi e leggine che hanno consentito a politici e sindacalisti di ottenere una rendita pagando poche lire. Insieme allo scandalo del contributivo che ha regalato a pochi rate mensili da 70-90 mila euro. È il momento di cambiare. «Poiché sono state fatte concessioni eccessive in passato – ha spiegato il presidente dell’Inps Tito Boeri e queste concessioni pesano oggi sulle spalle dei contribuenti, credo sarebbe opportuno andare per importi elevati e chiedere un contributo di solidarietà dalle pensioni più alte, per i giovani e anche rendere più facile a livello europeo l’uscita flessibile».

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