Olanda: vincono i ‘no’ al referendum sull’accordo Ue-Ucraina

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap437In Olanda vincono i ‘no’ all’accordo Ue-Ucraina con una stragrande maggioranza del 62% contro il 38% di sì. Superato il quorum richiesto del 30% dei votanti. Sul voto pesano i timori per una crescente immigrazione e i sentimenti euroscettici. La consultazione olandese è vista anche come prova generale del voto sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Il servizio di Marco Guerra:

Da stamani l’Unione Europa si trova a sbrogliare una nuova controversa questione. Il netto rifiuto del popolo olandese dell’accordo di associazione Ue-Ucraina arriva infatti dopo che l’intesa in realtà è già entrata in vigore il primo gennaio, ed è stata  ratificata da tutti i 28 Paesi comunitari  tranne appunto l’Aja. A chiedere il referendum sono stati i movimenti euroscettici, guidati dal GeenPeil, che hanno agitato il fantasma di una massiccia invasione di immigrati Ucraini. Al governo olandese resta comunque carta bianca sulle modalità di prenderne atto. Questo voto resta però un precedente grave soprattutto in vista del voto sulla ‘Brexit’ a fine giugno, non è un caso infatti se ieri sera hanno brindato anche gli anti-europei britannici. E intanto fa discutere l’allarme lanciato dall’agenzia Frontex su possibili arrivi di terroristi tra i migranti; mentre la Commissione europea ha presentato le proposte per riformare il diritto d’asilo, che prevedono una modifica del Regolamento di Dublino che inchioda i richiedenti nei Paesi di arrivo. Tra le ipotesi la redistribuzione automatica o la ricollocazione nei casi di emergenza. Una proposta concreta arriverà “prima dell’estate”. E in questi giorni in Grecia si è ridotto il flusso di migranti dalla Turchia e sulla possibile visita di Papa Francesco nell’isola di Lesbo, il portavoce vaticano padre Lombardi ha detto di sperare di poter fornire oggi qualche elemento più preciso. Ma sentiamo al microfono di Antonella Palermo l’inviato a Lesbo del Corriere della Sera, Andrea Nicastro:

R. – Oggi, sulle spiagge, invece di avere i volontari da tutto il mondo che con i cannocchiali aspettavano le imbarcazioni che arrivavano dalla Turchia, ci sono soprattutto agenti di Frontex. L’azione di Frontex è molto efficace, soprattutto perché combinata con le misure di respingimento, cominciate lunedì. Chi vuole scappare in Europa sa che la porta nord dei Balcani, via terra, è bloccata, e sa che cercare di venire in Grecia non serve, chi arriva qui, infatti, viene immediatamente rispedito in Turchia, e solo lì potrà tentare di fare domanda di asilo. Quindi, la porta meridionale-orientale dell’Europa sembra così effettivamente bloccata. Rimane quella sud, al centro: l’Italia. Vedremo come reagirà l’Europa. Il problema è che l’Europa ha delegato totalmente alla Turchia la responsabilità, anche morale, di vagliare chi abbia o meno diritto all’asilo.

D. – Hai avuto modo di raccogliere qualche prima reazione a questo probabile, imminente viaggio di Papa Francesco in Grecia?

R. – La reazione mi sembra abbastanza positiva. Certo, qui sono ortodossi e vedono il Papa cattolico un po’ da lontano. Però, piace l’idea che qualcuno venga a manifestare una vicinanza umana alle persone che sono dall’altra parte, perché da qui si vede la costa turca che è a pochissimi chilometri. Non c’è una spiaggia a Lesbo dove non ci siano relitti, pezzi di gommoni, salvagenti abbandonati, non c’è qualcuno a Lesbo che non abbia avuto a che fare con questa marea umana, disperata, che è arrivata in Europa chiedendo aiuto. E il fatto che adesso queste persone vengano respinte lascia tutti, e dico tutti, con l’amaro in bocca. Non sembra una operazione da Europa. Il fatto che il Papa venga a dire probabilmente qualcosa di diverso, come aveva fatto anni fa a Lampedusa, indubbiamente lo fa sentire più vicino alla gente di qua.

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