Mattarella inaugura Vinitaly: “Il marchio Italia può diventare traino e rivincita sulla legalità”

A cura di: Giuseppe Catapano

Gli stessi organizzatori di Vinitaly l’hanno considerato un discorso non formale, come ci si poteva immaginare per una cerimonia di inaugurazione della 50 edizione. Il presidente Sergio Mattarella ha invece colto molti aspetti anche di carattere politico ed economico nell’attività vinicola in Italia, che ha avuto la capacità di innovarsi e di non farsi imporre standard dall’esterno. Eppure, ha notato il capo dello Stato che ha parlato davanti al ministro dell’Agricoltura Martina, il sindaco di Verona Tosi e della Regione Zaia, 30 anni fa quando scoppiò lo scandalo dell’adulterazione al metanolo sembrò che la crisi avrebbe soffocato l’intero settore. «Invece da lì ha preso le mosse quello che voi chiamate un “Rinascimento” delle vostre viti e del nostro vino».

Da prodotto antico a chiave di modernità. «La conferma di come il destino dell’Italia sia legato al superamento delle frontiere e non al loro ripristino», ha ricordato Mattarella facendo un chiaro riferimento critico alle proposte politiche di tipo nazionalista e populista che soffiano nel Vecchio Continente. La chiave del successo è l’innovazione tecnologica, il ricorso alla e-commerce, la diffusione dei blog e dei siti web di una sempre più vasta comunità di appassionati. E poi l’internazionalizzazione che è il tema quest’anno di Vinitaly. «Occorre agire come squadra coesa dove privato e pubblico sanno farsi la mano. Una squadra – ha insistito Mattarella – che sente l’Europa come casa propria».

Il presidente della Repubblica ha spiegato che il vino oggi è società, impresa e ambiente. «Il dissesto idrogeologico e il degrado ambientale sono nemici della qualità italiana: nel contrasto ai processi degenerativi l’agricoltura ha un ruolo decisivo». Il vino è anche occupazione e infatti «tanti giovani sono entrati nel settore portando competenze entusiasmo e tecniche innovative». Il vino e anche cultura e buona alimentazione.

Infine il capo dello Stato ha voluto sottolineare il ruolo delle tante donne imprenditrici nel settore e la produzione che avviene pure in carcere, come nel penitenziario di Gorgona. Un passaggio particolare è stato dedicato a quelle cooperative che coltivano le terre che prima appartenevano alla criminalità organizzata.«Vi sono autentiche rivincite della legalità che hanno il nome di vini prodotti nelle terre confiscate alla mafia».

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