Migranti in cambio di petrolio, patto segreto Italia-Malta

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap448Mentre la crisi dei rifugiati siriani è arrivata a un’impasse, sia in termine di sicurezza europea sia di diritti umani dei rifugiati, Bruxelles si trova a dover negare accuse di un patto segreto tra Malta e l’Italia per scambiare rifugiati con diritti di esplorazione petrolifera. Il leader dell’opposizione maltese sostiene che Malta e l’Italia hanno stretto un accordo segreto in cui l’isola rinuncia ai diritti di esplorazione petrolifera su un’area offshore oggetto di disputa con l’Italia, in cambio dell’assegnazione all’Italia della quota di migranti recuperati in mare che spetterebbe a Malta. La Commissione Europea è stata costretta a rispondere a queste accuse, negandole, ma la situazione resta complessa, scrive “Zero Hedge” in un post ripreso da “Voci dall’Estero”, che segnala l’offensiva dell’esponente politico maltese Simon Busuttil, del Partito Nazionalista, europarlamentare dal 2013, secondo cui il suo governo ha permesso a Roma di trivellare i fondali marini in acque maltesi, nell’ambito di uno scambio poco pulito tra petrolio e migranti.

Le sue accuse sono state amplificate dal “Giornale”: Matteo Renzi avrebbe concluso quell’accordo con il premier maltese Joseph Muscat. Ne aveva già parlato lo scorso settembre il ministro dell’interno Carmelo Abela, accennando a un “accordo informale” con l’Italia. Dal canto suo, Malta ha ammesso la collaborazione stretta, ma i funzionari del piccolo paese mediterraneo sostengono che non c’è un vincolo che lega il discorso migranti alle esplorazioni petrolifere. Malta è il membro dell’Ue più vicino alle coste libiche, sottolinea “Zero Hedge”: considerato questo, il parlamentare italiano Elisabetta Gardini (centrodestra) ha recentemente chiesto alla Commissione Europea di spiegare come mai ci sono così pochi arrivi di migranti a Malta. Una domanda impegnativa: dal 2015, delle 142.000 persone che hanno lasciato le loro case per dirigersi in Europa lasciando le coste nordafricane, solo un centinaio sono arrivate a Malta. E’ un dato molto strano, nel mezzo di un’acuta crisi di rifugiati.

Nel 2013, continua “Zero Hedge”, gli ufficiali maltesi avevano registrato 2.008 sbarchi. Nello stesso periodo, l’Italia aveva accolto 150.000 rifugiati. «L’ipotesi che non esista alcun accordo suggerirebbe che i rifugiati semplicemente non desiderano provare a raggiungere Malta». A fine 2015, l’Ue ha finalmente risposto alle accuse: il commissario europeo agli affari interni e alla migrazione Dimitris Avramopoulos ha detto di «non essere al corrente di alcun accordo bilaterale tra le autorità italiane e maltesi riguardo le operazioni di “Search and Rescue” (Sar) nel mare Mediterraneo». Il fatto di “non essere al corrente” non risolve la questione, osserva “Zero Hedge”. Secondo l’“Independent”, la stessa Commissione Europea ha notato che, guardacaso, l’area di esplorazione petrolifera in questione si sovrappone alle aree di recupero dei migranti. «Di cosa stiamo parlando, in termini petroliferi? Di un grosso affare, potenzialmente», aggiunge il blog.
«Secondo una fonte indipendente, Malta dispone di un potenziale di 260 milioni di barili. Ma Malta e l’Italia sono bloccate dalla disputa sulle zone di esplorazione offshore e sulle zone di recupero migranti».

Il nocciolo della questione è una legge italiana del 2012 che di fatto raddoppiava la zona marittima italiana in direzione sud-est rispetto alla Sicilia e verso la costa libica. Malta aveva protestato per la sovrapposizione con aree che ritiene sue. Alla fine del 2015, Malta e l’Italia hanno raggiunto un accordo informale di sospensione delle trivellazioni esplorative in quell’area. Altra domanda aperta: l’accordo Ue-Turchia, che vedrà la Turchia riprendersi i rifugiati sbarcati in Grecia (in cambio di qualche favore da parte della Ue e qualche aiuto finanziario) essenzialmente eliminerà la rotta dei migranti attraverso il Mar Egeo. «Questo potrebbe risvegliare l’interesse dei migranti nella rotta attraverso la Libia. E se Malta si è davvero liberata della sua zona di recupero, significa grossi problemi per l’Italia, che dovrà accollarseli tutti».

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