Caos Libia, l’Onu lancia l’allarme. “Un milione di potenziali migranti”

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap478ROMA, 14 APRILE 2016 – «UN MILIONE di potenziali migranti dalla Libia». La frase è del generale Paolo Serra, consigliere militare di Martin Kobler, l’inviato dell’Onu per la Libia. L’alto ufficiale aveva parlato al Comitato Schengen. Nella stessa sede aveva delineato anche una minaccia alla sicurezza per via delle possibili «cellule dormienti» nascoste nel flusso dei disperati.

Si è scatenato subito un vespaio di polemiche che ha costretto Serra a una precisazione quando è stato sentito dalle commissioni esteri della Camera e del Senato. In quella sede ha sostenuto che «senza nessun intervento» i possibili arrivi in Italia dalla Libia quest’anno potrebbero essere 250mila. «Ho parlato – ha detto – di un milione di persone che potevano in passato essere assorbite come forza lavoro in Libia. La situazione di insicurezza e di instabilità ha pesato e si è passati da una produzione di 1,8 milioni di barili di petrolio al giorno a 300mila».

«SENZA un attività di sostegno ai controlli – ha aggiunto – e all’economia il movimento aumenterà. Prima questi flussi provenienti da altri Paesi africani si fermavano in Libia, dove trovavano lavoro come mandopera, visto che la maggioranza dei libici erano impiegati statali e vivevano dei proventi del petrolio». Il generale ha descritto con molto realismo il caos nel quale è precipitata l’ex colonia italiana. I primi a farne le spese sono proprio i migranti, «rinchiusi – ha detto – in centri di smistamento che sono carceri, veri e propri magazzini di esseri umani, con l’aggravante che le persone di colore nero non sono trattate alla pari con gli arabi bianchi. Anche sulle barche hanno la posizione peggiore».

Secondo il consigliere militare di Kobler non è del tutto campata in aria l’ipotesi che «l’aumento delle partenze negli ultimi giorni sia legato al progredire del processo di insediamento del premier designato Fayez Sarraj». Milizie locali permettendo. Serra ha ricordato che sono almeno 41, sette delle quali concentrate a Tripoli. Nei mesi scorsi ha incontrato tutti i comandanti. Ora può rivendicare come un successo anche suo il fatto che il capo del governo di unità nazionale sia entrato nella capitale «senza il minimo scontro a fuoco». Serra ammette però che «a Tripoli non c’è ancora un’autorità centralizzata che sovrintenda alla polizia ed all’esercito».

TIMORI sull’incremento del flusso di migranti sono alla base della stretta austriaca sui controlli al confine con l’Italia, in particolare al Brennero. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha detto ieri che «non è possibile accettare la logica di gesti unilaterali che comprometterebbero la possibilità di collaborare, perché l’emergenza immigrazione richiede un’agenda a livello europeo». Per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella «registrazione, asilo, ricollocazione e rimpatri per chi non ha diritto all’asilo si tengono assieme».

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