Se non si interviene con la bomba atomica la guerra in Siria non cesserà mai

Finchè non sarà eliminata l’attuale leaderschip di Turchia Qatar, Kuwait e forse anche Arabia Saudita non ci sarà pace per la Siria e conseguentemente per l’Europa.

Gli USA nel 1945 sganciarono sul Giappone due bombe atomiche che fecero 200.000 morti in un giorno solo e tutti civili. Il Giappone si arrese subito e gli USA si giustificarono dicendo “se la guerra fosse continuata sarebbe stato peggio”.  Perché non fare lo stesso discorso oggi con Arabia Saudita, Turchia e Qatar che da cinque anni alimentano una guerra di tutti contro tutti che non vogliono far cessare se non sono loro a vincere?

In questa guerra di tutti contro tutti, la peggiore possibile i russi sono contro il Daesh; i ribelli qaedisti contro Assad; il Califfato contro Assad ma anche contro curdi e qaedisti; i turchi contro la coalizione assadista; gli impavidi curdi che a Kobane  hanno scalzato gli uomini del Califfo, sostengono Assad guerreggiando contro Daesh e gli anti-Assad; a sud gli Hezobollah libanesi, armati dall’Iran, cannoneggiano gli avversari di Assad. E questa giostra non ha mai fine.

Si veda quel che sta accadendo in questi ultimi giorni. Mentre le delegazioni dei vari paesi stanno discutendo di pace a Ginevra, ad Aleppo, seconda città della Siria per numero di abitanti, controllata al 40% dai governativi e al 60% da terroristi e ribelli, sarebbe imminente un’offensiva di jaidisti sicuramente supportata da Turchia Kuwait e Qatar che metterebbe a serio rischio la tregua, ammesso che essa sia ancora in vigore. Il Ministero della Difesa russo infatti avrebbe raccolto informazioni sulla preparazione di un’offensiva su larga scala da parte dei terroristi, che vorrebbero riconquistare Aleppo e interrompere i collegamenti tra Aleppo e Damasco.

Per questo motivo lo scorso 12 aprile l’esercito siriano ha dato il via a degli attacchi preventivi nei pressi di Aleppo contro gli islamisti del Fronte al-Nusra come riferisce la Associated Press, mentre è  notizia delle ultime ore che l’Iran ha dispiegato truppe del suo esercito regolare in Siria L’impiego ormai ufficiale di truppe regolari dell’Iran, proprio a sud di Aleppo, e non più soltanto delle Guardie rivoluzionarie e delle milizie sciite era ormai noto da giorni. Ne aveva dato implicitamente notizia Ivan Konovalov, direttore del Centro di congiuntura strategica.

L’esercito siriano utilizzerà forze che sono tre volte più potenti di quelle dei militanti islamici, aveva spiegato Ivan Konovalov a un giornale russo -. Una cosa indispensabile per avere successo. Oltre all’ esercito siriano, al nostro fianco parteciperanno anche unità della Guardia rivoluzionaria di Iran e Hezbollah. E in realtà anche milizie iraniane. Fumo negli occhi per gli arabi sunniti che vorrebero che anche gli Stati Uniti si impegnassero nella guerra in Siria come ha fatto la Russia.

Siria e Russia però hanno su questa nuova impresa posizioni divergenti. Il ministro degli Esteri siriano, Walid al Moallem, ha annunciato una offensiva imminente per prendere tutta la città di Aleppo, oggi divisa a metà tra i due contendenti, lealisti e terroristi. Ma la Russia ha già detto che non appoggerà questa offensiva. Già non la appoggiò alla vigilia del cessate il fuoco di fine febbraio che è arrivato in una fase particolare della rimonta assadista, giunta alle porte della città di Aleppo: dopo avere riguadagnato molto terreno, le forze appoggiate dagli aerei  russi non hanno voluto prendere gli ultimi cinque chilometri che avrebbero stretto Aleppo in un assedio completo. La cosa è sembrata strana ai commentatori tanto da far supporre che la presa di Aleppo, spezzata in due dal luglio 2012, sia stata considerata dai russi una svolta pericolosa, capace di spazzare via ogni ipotesi di negoziato di pace. Evidentemente nel futuro assetto della Siria auspicato dai russi Aleppo dovrebbe continuare a restare divisa una parte nella Siria sciita una parte nella Siria sunnita che però dovrebbe accontentarsi solo di questo territorio e non pretendere la restante parte del territorio  settentrionale del paese che andrebbe ai curdi e che consentirebbe comunque il passaggio delle condotte dell’Arabia Saudita e forse anche del Qatar verso l’Europa. Tanto perché la Russia mirerebbe a spaccare il fronte opposto portando l’Arabia Saudita dalla sua parte, anche per le implicazioni che questa alleanza avrebbe in Libia.

Il tenente generale Sergej Rudskoj, capo della Direzione delle operazioni dello Stato Maggiore generale della Russia ha detto che le forze governative, con l’appoggio della Russia, non programmano di assaltare la città di Aleppo e quindi conquistarla per intero. L’obiettivo sarebbe più modesto e cioè quello di prevenire la formazione di un blocco di terroristi che impedisca il libero accesso in Aleppo e nelle regioni del nord da affidare ai curdi. “Se non preveniamo le operazioni terroristiche, le regioni settentrionali della Siria potrebbero ritrovarsi in una situazione di blocco – ha detto Rudskoj -. Per questo tutte le azioni dell’esercito siriano e dell’aviazione russa sono rivolte a contrastare i piani del Fronte al-Nusra”.

Sembra quindi che gli sponsor russi vogliano trattenere i loro alleati siriani e iraniani dal coprire gli ultimi chilometri che porterebbero alla conquista definitiva di tutta Aleppo. Non è un caso che la tregua sia ancora considerata in vigore in via ufficiale, anche se dal punto di vista pratico è caduta in pezzi, considerato che si combatte e si bombarda su tutti i fronti.

L’ondiovago presidente americano Bark Obama dopo un breve periodo di sostegno alla lotta anti-Isis e a favore dei negoziati di pace sembra ora essere tornato all’antico e cioè ad appoggiare i ribelli e per essi i terroristi come faceva un tempo. Infatti nel mentre le cronache danno sempre più spesso notizia di scontri fra ribelli e jaidisti da un lato e esercito siriano dall’altro il Wall Street Journal riferisce di un piano B per la Siria predisposto dalla Cia americana e quindi da Barak Obama e dai suoi alleati regionali  Turchia, Qatar,  Arabia Saudita e ora anche Giordania. Questo piano dovrebbe scattare in caso di completo collasso del cessate il fuoco e prevede l’invio di armi antiaeree a gruppi selezionati di ribelli, in modo da colmare il gap con le forze che combattono in nome del presidente Bashar el Assad e che hanno a disposizione il supporto aereo russo. Il piano sarebbe stato delineato in un incontro tra i vertici “di alcuni servizi segreti in Medio Oriente” prima della cessazione delle ostilità (quindi due mesi fa) e affronta il grande tabù della guerra civile in Siria: dare o non dare ai gruppi ribelli i missili terra-aria per difendersi dai bombardamenti aerei russi e così rischiare che cadano nelle mani di gruppi terroristici?

Tuttavia notizie dal campo di battaglia dicono che il rebus è già stato sciolto nel senso che il piano è stato già in parte messo in atto e che le armi antiaeree siano già state date ai ribelli i quali come al solito le hanno passate alle  milizie jaidiste che ne stano facendo gran uso.

I media occidentali sono restii a comunicare all’opinione pubblica occidentale la verità e la reale situazione sul campo. Ma è certo che ribelli ed organizzazioni terroristiche in Siria sono già in possesso di missili terra aria in funzione antiaerea. L’ultimo velivolo abbattuto, è un caccia siriano che è stato colpito da un missile terra-aria nei pressi dell’aeroporto di Khalkhala, a nord est della città di Sweida, nel sud della Siria qualche giorno fa. Il missile sarebbe stato lanciato dai militanti dello Stato islamico che hanno rivendicato l’abbattimento.

In precedenza si era pensato ad un velivolo russo, ma il Cremlino ha confermato che tutti gli aerei schierati in Siria non hanno effettuato alcuna operazione di volo in quella zona. Il veicolo è l’ultimo di una serie di cinque abbattimenti aerei in 31 giorni.

Il primo velivolo è stato abbattuto il 12 marzo scorso quando un MIG-21 delle forze aeree siriane è stato colpito nei pressi del villaggio di Kafr Nabudah, nella zona di Hama. A rivendicare l’abbattimento i ribelli del gruppo Jaysh al-Nasr che avrebbero utilizzato due missili a corto raggio trasportabili a spalla.

Il secondo velivolo è stato abbattuto il cinque aprile, un Sukhoi-22 dell’aviazione siriana che è stato colpito nei pressi di Aleppo da un singolo missile lanciato dal gruppo al-Nusra.

Un Sukhoi-22 delle forze aeree siriane decollato dall’aeroporto di al-Dumayr, è stato abbattuto nei sobborghi di Damasco l’11 aprile scorso. E’ confermato che lo Stato islamico ha utilizzato un missile Strela-2. Nonostante le modeste prestazioni del sistema, come la scarsa manovrabilità e precisione, il missile ha colpito il bersaglio.

Pochi giorni addietro un elicottero d’attacco Mi-28N è precipitato su Homs. Mosca non ha diramato alcun dettaglio, ma le perplessità restano. Quindi quattro abbattimenti confermati ed uno sospetto, in tutto  cinque velivoli abbattuti in poco più di un mese.

Sarebbe quindi necessario che la Russia torni sul campo e a sferri una serie di nuovi bombardamenti come fece alcuni mesi fa. Le milizie saudite e qatariote reclamano lo stesso impegno da parte degli Stati Uniti ma gli Stati Uniti non possono scendere in campo al fianco di forze terroriste.

Il pezzo del Wall Street Journal che minaccia l’attuazione di qeusto piano b di fornitura di mezzi antiaerei ai ribelli suona quindi come un avvertimento propalato attraverso i media alla Russia affinchè non ci sia un nuovo intervento russo. Il pezzo molto minaccioso fa balenare il cosiddetto “scenario afghano” (negli anni Ottanta i mujaheddin afghani abbattevano elicotteri e aerei sovietici grazie ai missili portatili americani Stinger) e potrebbe far parte dei segnali che i due fronti quello americano e quello russo si stanno lanciando reciprocamente. Se l’argomento viene fuori è forse per controbilanciare il fatto che la Russia non si è realmente ritirata, come invece aveva detto di voler fare, avendo aperto in Siria una seconda base militare e avendo sostituito i pochi aerei riportati in patria con alcuni elicotteri da guerra anche più effici

In un’intervista con la CNN, il capo della diplomazia di Riyadh Al-Jubeir se la prende con Assad e afferma che Assad “senza dubbio e in ogni caso lascerà la presidenza. — O si dimetterà, o verrà deposto con la forza”.

“Insistiamo su una soluzione politico-diplomatica della crisi siriana, ma se tutto finirà in un vicolo cieco, la colpa sarà solo dell’insolente regime di Assad e in questo caso non ci sarà altra scelta che una soluzione militare al problema.,”

Già ma quale soluzione? Lo stesso Al-Jubeir ha ribadito che l’Arabia Saudita è pronta ad inviare nel territorio siriano truppe di terra, ma solo all’interno della coalizione guidata dagli Stati Uniti. Ossia se è intervenuta la Russia debbono intervenire anche gli Stati Uniti. Nei giorni scorsi nella base aerea turca di Incirlik sono arrivati altri  aerei militari sauditi per prendere parte ai raid contro il Daesh in Siria.

Quindi in entrambi i campi quello siriano e quello turco e arabo saudita il partito della guerra continua a resistere attivamente. Nel governo di Damasco c’è chi, dopo i successi militari garantiti dall’aiuto russo e iraniano, pensa di poter riconquistare l’intera Siria, infliggendo agli avversari una dura sconfitta. Mentre tra i ribelli c’è ancora chi è convinto che sia sbagliato trattare ora con il nemico che si trova in una posizione di forza. Meglio continuare a combattere, nell’attesa che il prossimo presidente degli Stati Uniti mandi in Siria i Marines così come Putin ha mandato in Siria i propri soldati.

Ecco perché ancora una volta è bene augurarsi che il prossimo presidente degli Stati Uniti sia Donald Trump. Solo con lui la pacchia delle guerre facili in Medio Oriente vedrebbe finalmente la parola fine. Con buona pace di tutti.

Michele Imperio

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