Come ti domino il mondo disponendo di una forza terroristica come l’Isis

L’alleanza USA-Germania-Inghilterra-Isis-Qatar-Turchia-compagnie petrolifere arabe e occidentali rinviene sempre più palesemente dalle vicende libiche.

Innanzitutto una premessa. Da circa due anni da quando si insediò il governo legittimo di Tobruk in alternativa a quello illegittimo di Tripoli, tra gli obiettivi in cima alla lista dei due esecutivi in guerra, l’obiettivo principale è stato quello di mettere le mani sul fondo sovrano libico, il primo fondo sovrano dell’Africa che ha più o meno 70 miliardi di dollari investiti all’estero. Benchè per il diritto internazionale il fondo doveva essere sbloccato a favore del governo legittimo laico di Tobruk, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale, per volere della Magistratura inglese tutto è rimasto congelato, in attesa della costituzione di un governo unico sintesi dei due governi di fatto regnanti in Libia.

Costituita sotto il regime di Muammar Gheddafi nel 2006 per gestire la ricchezza petrolifera del Paese, dopo che furono sollevate le sanzioni che impedivano al rais partecipazioni all’estero, l’Autorità per gli investimenti libica (LIA) è il più grande fondo sovrano africano, con sedi a Londra e a Malta, e ufficio centrale a Tripoli. Come poche cose nel paese (la società petrolifera Noc e la Banca centrale: le altre due) è restata relativamente fuori dagli scontri Tripoli-Tobruk perché protetta da interessi occidentali. La LIA, è una ricca cassaforte con diramazioni in tutto il mondo economico e finanziario che conta (Citigroup Inc., UniCredit, Banco Santander, Allianz, Électricité de France, Eni, per dirne alcuni). Arrivare per primi a Tripoli significa pure vedersi sbloccati i contratti congelati dalla guerra: dieci giorni fa Massimo Ferrari, Cfo del grande gruppo italiano delle costruzioni Salini Impregilo lamentava con Reuters che l’instabilità politica libica ha bloccato 2,8 miliardi di commesse alla sua ditta. E Ferrari ritene che Serraj è il designato della comunità internazionale pert avere in mano il pallino per sbloccarli.

Il fondo sovrano libico ha azioni in diverse società italiane, alcune controllate attraverso Lafico (Libyan Foreign Investment Company), altre agganciate a Oilinvest, ossia la rete di distributori Tamoil. Per esempio, il fondo controlla parte dell’azionariato Unicredit (4%) e di Mediobanca (500 milioni di euro di azioni), intorno all’1 per cento di Eni e quasi il doppio in Finmeccanica e altrettanto di Fiat-FCA, e, tra le altre cose, una quota dell’azionariato della Juventus.

Nella Libia a corto di liquidi per il conflitto, è la Lia a fornire alla Banca centrale i soldi per pagare gli stipendi statali, compresi quelli per pagare i nuovi dirigenti ospedalieri imposti dall’Isis negli ospadelieri situati nei territori libici occupati dal’Isis che sono pagati in continuitù dalla Banca centrale di Tripoli.

Quei beni – come detto – sono rimasti finora congelati in attesa che un nuovo governo si insediasse a Tripoli in rappresentanza di tutta la Libia. L’ultima decisione in merito è arrivata dall’Alta corte londinese ad inizio marzo. Il giudice inglese ha chiuso le diatribe definendole “premature” e confermando il blocco dei beni (deciso nel 2011, prima della caduta di Gheddafi) finché il governo di Serraj non sarebbe stato del tutto operativo. A quel punto non ci sarà più motivo di discutere, perché sarà il governo dell’uomo scelto dall’Onu a fare da spalla politica alla Lia e sarà riconvocato il consiglio di amministrazione per nuove elezioni.

I commentatori osservano che per il momento il giudice londinese che ha seguito il caso, William Blair ha fatto un enorme favore a Serraj: se il governo legittimo di Tobruk fosse riuscito a mettere le mani sul fondo, si sarebbe assicurato uno dei principali asset del paese e avrebbe rafforzato la sua legittimità. Ma evidentemente il governo di Tobruk è un governo realmente autonomo e indipendente che vuol fare solo gli interessi della Libia. Perché a fine marzo il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha rinnovato all’unanimità (quindi anche con il consenso di Russia e Cina) le sanzioni che bloccano la Lia: sanzioni che, secondo la risoluzione, saranno eliminate solo quando un esecutivo di concordia nazionale in Libia sarebbe apparso in grado di governare e di controllare completamente il fondo.

Facciamo allora un po’ di cronistoria recente. Il 13 aprile scorso il nuovo leader libico Fayez al-Sarraj insieme a tutto il nuovo governo libico si è recato per tre giorni ad Istanbul dove ha partecipato alla riunione dell’Organizzazione della conferenza islamica (Oic).

All’Oic partecipano un po’ tutti gli stati islamici l’Iran come anche l’Arabia Saudita ma Serraj ha selezionato in modo molto significativo i suoi incontri ufficiali. Nel corso della riunione Serraj ha incontrato ufficialmente il noto criminale di guerra turco Recep Tayyip Erdogan, il finanziatore e sostenitore dell’Isis l’emiro del Qatar Tamim al Thani il premier e il ministro degli Esteri della Giordania, Abdullah Ensour e Nasser Judeh cioè in pratica tutti i rappresentanti di quella stessa associazione a delinquere che in concorso con terroristi islamici rovesciò nel 2011 il governo di Gheddafi.

Il noto criminale di guerra turco Recep Tayyip Erdogan al termine dell’incontro con Al Serraj, ha riferito dell’intenzione di Ankara di riaprire la propria ambasciata a Tripoli e della possibilità che la compagnia aerea turca, Turkish Airlines, riprenda i voli sulla Libia. Il premier turco Ahmet Davutoglu ha annunciato che sarà il 20 aprile in visita a Tripoli per dare prova del sostegno di Ankara al nuovo governo di unità nazionale di Serraj. Stando a quanto riportato dal quotidiano turco Daily Sabah, Davutoglu incontrerà il premier libico Fayez al-Sarraj, con cui discuterà del sostegno necessario alle autorità libiche per riportare stabilità nel Paese, contrastare il terrorismo e sostenere la popolazione.

Secondo quanto si legge in una nota pubblicata sul profilo Facebook del governo libico, l’emiro del Qatar  “Tamim Al Thani ha accolto con favore l’arrivo del Consiglio di presidenza libico a Istanbul  e durante il colloquio i due interlocutori hanno cercato di gettare le basi per una solida cooperazione fra i due Paesi. L’emiro del Qatar avrebbe espresso la disponibilita’ a fornire aiuti al nuovo governo libico per sostenere il processo di riconciliazione politica in Libia. Il premier e il ministro degli Esteri della Giordania, altro paese sospetto, Abdullah Ensour, e Nasser Judeh, secondo quanto riferisce il sito di informazione libico al Wasat, si sono congratulati con al Serraj a nome di re Abdullah per l’insediamento del Consiglio di presidenza libico a Tripoli, sottolineando il sostegno del regno hascemita al governo di riconciliazione nazionale libico. Il ministro degli Esteri giordano ha mostrato, inoltre, la disponibilita’ immediata del suo Paese a garantire sostegno economico, supporto alla sicurezza e al raggiungimento dell’efficienza del sistema statale. Al termine dell’incontro, Judeh ha manifestato la volonta’ di invitare al Sarraj in Giordania. (AGI).

Anche i lampioni hanno compreso a questo punto che con questi incontri Serraj ha voluto far capire a tutto il mondo da che parte sta. Lui che nel 2014, allo scoppio della seconda guerra civile, viene eletto membro della Camera dei rappresentanti (insediatasi poi a Tobruk) come candidato indipendente in rappresentanza di un collegio di Tripoli.

Diciamo subito che questo governo libico di unità nazionale avrebbe avuto un senso se avesse ricompreso tra i suoi ministri anche personalità significative del governo di Tobruk come ad esempio il generale libico Haftar principale esponente politico della Cirenaica Invece è emerso ancora una volta quanto già si sapeva all’inizio e cioè che quasi tutti i 73 membri del GNC che compongono il governo Serraj, sono in realtà sostenitori dell’ex brigata Lybia Dawn (Alba Libica), l’organizzazione terroristica libica che insieme a Qatar Giordania Francia e Inghilterra depose Gheddafi, e che era composta prevalentemente da Fratelli Musulmani libici, ex combattenti di gruppi islamici o addirittura ex militanti di Al-Qaeda.

Con questi incontri e con la pubblicità che ne ha dato ovviamente Serraj ha definitivamente sotterrato l’unità libica.

Infatti contrariamente a tutte le attese, lunedì 18 aprile il parlamento di Tobruk ha negato per la settima volta consecutiva la propria fiducia al suo governo. Commentando la notizia, che per tutto il 18 aprile è stata oscurata, il nostro ministro della difesa Pinotti ha detto imbarazzata che a Tobruk si era creata una situazione di stallo. Invece secondo le poche cronache dell’evento pervenute a noi tramite i blog i parlamentari di Tobruk convocati per la riunione del 18 aprile erano letteralmente inferociti. Gli animi erano così accesi che la riunione neppure è iniziata ed è stata subito rinviata a nuova data da destinarsi.

Perché Tobruk si oppone? Perché ha preso atto che il nuovo governo Serraj non è affatto una sintesi del precedente governo di Tripoli e di quello di Tobruk. E che invece non è altro che una ripulitura del vecchio governo islamista di Tripoli con qualche inserimento di qualche figura laica di secondo piano inserita in ministeri di minore importanza, resa necessaria dal fatto che il vecchio governo islamico ormai era delegittimato dalla sconfitta elettorale e dalle condotte tenute successivamente al voto.

Il nuovo governo quindi rilegittima alla guida della Libia con l’inganno, un governo islamico capovolgendo il precedente rapporto di legittimità che era a favore del governo laico di Tobruk rendendolo forte di una investitura dell’Onu che per assurdo dovrebbe portarlo addirittura a sovrapporsi al governo legittimo laico di Tobruk.

E’ evidente che la cosa fa insorgere i libici ostili ai Fratelli Musulmali tant’è che ieri per la settima  volta consecutiva il parlamento di Tobruk ha negato la fiducia a quello di Tripoli.

A rigore a questo punto la Comunità Internazionale dovrebbe prendere atto che ormai questo via libera del parlamento di Tobruk al governo di unità nazionale di Tripoli non ci sarà mai più. E dovrebbe agire di conseguenza come se la Libia fosse stata divisa in due, con due governi diversamente legittimati il nuovo governo di Tripoli legittimato dall’Onu e quello laico di Tobruk legittimato dal popolo libico che lo ha eletto a maggioranza appena un anno e mezzo fa nel 2014. Correlativamente dovrebbero iniziare le procedure per dividere i poteri e i beni libici congelati all’estero con la creazione come pure si era detto di due o anche di tre protettorati.

Invece la comunità internazionale agisce come se il processo di riuniuficazione e di pacificazione si sia definitivamente concluso e come se l’Isis non costituisse più un problema.

Ciò che sembra a noi è che con questi incontri di Instambul Serraj ha fatto una mossa avventata andando a Instambul a contrattare il disimpegno nei suoi confronti dell’Isis e degli altri gruppi terroristici e l’attacco dell’Isis e degli altri gruppi terroristici contro il governo di Tobruk.

Infatti appena due giorni dopo questi incontri mentre il governo di Tobruk assumeva la decisione di rinviare la seduta che doveva decidere il proprio autosciolglimento, fuori del Parlamento milizie islamiche attaccavano pesantemente il legittimo esercito libico di Tobruk. A Bengasi, capoluogo della Cirenaica, ci sono stati duri attacchi degli jihadisti di Ansar al-Sharia contro l’esercito libico guidato dal generale Haftar, in cui sono morti 24 soldati libici e altri 25 sono rimasti gravemente feriti in scontri insorti nel quartiere di Hawari e nelle vicinanze dell’antico cementificio.

Ora quello che più sorprende in questa vicenda è l’atteggiamento di alcuni paesi occidentali e in particolare della Germania e dell’Inghilterra. Dopo che la cancelliera Angela Merkel aveva concesso sei miliardi di euro l’anno alla Turchia per il presunto mantenimento dei profughi siriani, il tedesco Martin Kobler, inviato speciale delle Nazioni Unite per la Libia, dopo gli incontri di Serraj a Instambul è giunto appositamente a Tripoli per portare sostegno al leader islamico Serraj e per annunciare la riapertura degli uffici dell’Onu nella capitale Tripoli. Poi è volato appositamente a Tobruk, l’altra capitale,  per assistere e per «facilitare» lo storico voto del parlamento di Tobruk sulla fiducia a Serraj, che invece per l’ennesima volta non è arrivato.

Sebbene l’Occidente ritenga che il GNA voglia affrontare in guerra Daesh, in realtà Daesch appare chiaramente impegnato a promuovere e a garantire questa nuova supremazia di un governo islamico sul governo  laico di Tobruk.

Non è un caso che Al Serraj ha già detto che non vuole affatto dare alla comunità internazionale il benestare per intervenire militarmente contro l’Isis.

Ora però operando nuovamente in Libia due governi legittimi, il fondo dovrebbe essere quanto meno diviso fra l’uno e l’altro. Sarà fatto?

Pare di no. L’Isis intanto, sostenuto come sempre da Turchia e Qatar è sempre più forte. Ha raggiunto quasi 10.000 combattenti e occupando parte della costa può importare più combattenti dal Levante e arricchirsi con il contrabbando del petrolio.

Peraltro mentre l’Occidente si illude che il GNA approverà un intervento aperto ai paesi esterni contro l’Isis dopo che Serraj e le Nazioni Unite avranno terminato il loro esperimento di stabilire un governo unico, i libici islamici manifestano la loro contrarietà ad un intervento internazionale palese, preferendo che prosegua il supporto “segreto” ma inutile del Regno Unito e delle forze speciali statunitensi. In modo che l’isis, che già si è dimostrata tanto utile ai loro obiettivi, alla fine resti, come argine e ostacolo a un possibile ritorno al potere dei musulmani laici.

Michele Imperio

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