“Il ministero dell’Interno egiziano ordinò di censurare il caso Regeni”

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap576Un «obbligo di non pubblicazione» è stato ordinato dalla procura generale egiziana sul caso di Giulio Regeni, il giovane ricercatore friuliano torturato a morte in Egitto.

A rivelarlo è l’agenzia statunitense Associated Press (Ap) segnalando l’esistenza di un documento riservato che, assieme ad almeno un altro pubblicato da diversi media egiziani, è stato diffuso per errore dal ministero dell’Interno egiziano. «Un’altra nota suggeriva che il procuratore generale ha imposto un obbligo di non-pubblicazione sulle indagini nel caso del dottorando Giulio Regeni», scrive l’agenzia senza fornire altri dettagli.

Maggiori informazioni sono circolate invece su una sorta di «piano segreto» del ministero dell’Interno per affrontare la crisi creata domenica dall’arresto di due giornalisti di sinistra all’interno della sede del Sindacato della stampa, da sempre inviolato: per un «errore tecnico» su cui ora si indaga, la nota interna è finita ai media inseriti nella mailing list del dicastero. Citando fonti dello stesso dicastero, il sito del quotidiano Al Masry Al youm, sostiene che l’episodio riflette un presunto «stato confusionario in cui versa il ministero».

Il piano, che doveva essere sottoposto all’attenzione del ministro, il generale Magdy Abdel Ghaffar, consigliava di ricorrere a «esperti della sicurezza o a generali in pensione» per farli parlare in tv difendendo il punto di vista del ministero”.

Questa sorta di più o meno involontario “Cairoleaks” ha colpito un ministero da tre mesi sotto pressione per la morte di Regeni. Ghaffar ora è stato criticato anche da un editoriale del principale quotidiano governativo, Al Ahram, che ha scritto: «il ministero dell’Interno ha commesso molti errori nell’ultimo periodo e il più recente è il comportamento deplorevole nei confronti dei giornalisti». «Si attende una misura: il licenziamento del ministro dell’Interno», scrive ancora il giornale.

Nella giornata della libertà di stampa, la bandiera sull’edificio del sindacato di categoria al Cairo è stata sostituita con un drappo nero per simboleggiare le condizioni in cui operano i giornalisti egiziani che hanno denunciato altri fermi di polizia ai loro danni a margine delle manifestazioni indette il 25 aprile sulla questione delle isole del Mar Rosso restituite all’Arabia saudita.

Intanto, il ministero degli Esteri del Cairo ha segnalato un altro caso di egiziano morto all’estero su cui reclama spiegazioni da governi che hanno criticato l’Egitto per il caso Regeni: dopo un ex-titolare di autolavaggio scomparso a Roma in ottobre (Adel Heikal), ora si tratta di un immigrato clandestino trovato morto nei pressi di un ferrovia «a Napoli», come si afferma in un comunicato del dicastero. Gli altri due casi di morti sospette riguardano Usa e Gran Bretagna.

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