Gli aiuti dell’Armenia alla Siria

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap621Due aerei carichi di generi di prima necessità partiti dall’Armenia hanno raggiunto la Siria negli ultimi giorni. 40 tonnellate di cibo in scatola, zucchero, farina e altri prodotti solo nel primo dei due aerei, atterrato nella base aerea russa di Hmeimin-Latakia. 100.000 dollari di ulteriori aiuti sono stati stanziati ieri dal governo di Yerevan. Prosegue l’impegno dell’Armenia a favore della popolazione siriana. Un supporto che non è venuto meno neanche nei momenti più drammatici del conflitto.

Nonostante sia un piccolo stato con meno di 3 milioni di abitanti, l’Armenia ha accolto in cinque anni di guerra oltre 20mila siriani: terzo paese in Europa per l’accoglienza di rifugiati nel calcolo pro capite. In larga parte cristiani e armeni, molti di loro si trovano oggi a fronteggiare problemi economici in un Paese in cui la povertà e la disoccupazione sono assai diffuse. Ma l’Europa chiude loro le porte, e così molti di loro continuano a preferire l’Armenia, dove sono ben accolti ed è facile ottenere la cittadinanza e un piccolo supporto dallo Stato.

L’Armenia ha sempre mantenuto una presenza diplomatica a Damasco e ad Aleppo, dimostrando un sostegno duraturo al governo di Bashar Al Assad. Un’alleanza di lungo corso, quella fra armeni e alawiti, minoranza da cui proviene la famiglia del presidente siriano, che è proseguita anche negli ultimi anni, quando per Yerevan la priorità è diventata proteggere la comunità armena in Siria, sul punto di scomparire. L’intervento russo, tradizionale alleato di Yerevan, non ha fatto che rafforzare questo legame.

La tragedia degli armeni in Siria, cent’anni dopo il genocidio compiuto dai turchi, sembra non avere fine. Proprio ad Aleppo, a Damasco, a Deir el-Zor approdarono un secolo fa i pochi sopravvissuti alle marce della morte in cui un milione e mezzo di armeni, sudditi dell’impero ottomano, furono sterminati. Ma non c’è spazio per il ricordo nella Siria di oggi: qui la tragedia è il presente, non una pagina di storia ingiallita. Un nuovo genocidio, ancora una volta nell’indifferenza del mondo, si sta consumando in Medio Oriente.

Un tempo numerosa e benestante, la comunità armena è oggi a rischio di estinzione. Degli oltre centomila armeni presenti in Siria prima dell’inizio del conflitto, solo alcune migliaia si trovano ancora nel Paese. Gli altri sono morti, dispersi, o sparsi nel mondo come rifugiati. I pochi ancora in Siria continuano a morire uno dopo l’altro, settimana dopo settimana.

Quattro armeni hanno perso la vita mercoledì nel distretto di Nor Gyugh, ad Aleppo, e altri sei la settimana scorsa. Fra loro, anche Mireille Hindoyan, 20 anni, insieme al suo fratellino di 12. Campionessa di nuoto, la ragazza era al terzo anno di università. Voleva diventare nutrizionista. Un sogno spezzato sotto le bombe dei ribelli mentre si trovava nel supermercato di proprietà dei genitori. Non subito: ha resistito un giorno in ospedale, orrendamente mutilata. I sogni sono duri a morire.

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