Referendum costituzionale all’ipermercato

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap620«Allora, che dici, li stendiamo questi del NO?». Dava per scontata la mia preferenza per il SÌ.

Spingevo il carrello nel reparto frutta e verdura lungo lo scaffale della frutta secca, alla ricerca di una confezione da 250g di nocciole tostate, quando incassai un frontaledal carrello di un signore intento a curiosare tra gli stessi ripiani. Pur ritenendo di trovarmi nel giusto (provenivo dalla destra), abbozzai un gesto di scusa per l’occorso. Il mio interlocutore, invece, non accennava ad alcun atto di contrizione, fissandomi con espressione strana, difficilmente decifrabile, tra il pensieroso e l’accigliato. Lì per lì pensai di esser incappato in uno di quegli attaccabrighe… a prescindere. Poi, squadrandogli il volto con attenzione, assunsi anch’io le medesime contratture muscolari della faccia. Mi ricordava qualcuno e io, ora ne ero certo, gli ricordavo qualcuno.

Fu lui a far memoria per primo. «Ciao, Enzo!» Nel pronunciare il mio nome si illuminò di un largo sorriso. Solo allora, mentre mostrava l’inconfondibile canino destro sporgente, riconobbi il mio compagno di partito con cui avevo spesso collaborato un quarto di secolo fa. Terminata la liturgia di baci e abbracci con seguito di una stringata sintesi delle reciproche avventure e disavventure, arrivammo all’oggi.

«Allora, che dici, li stendiamo questi del NO?» Dava per scontata la mia preferenza per il SÌ. Da dove ricavava tale convinzione? Glielo chiesi. Mi rivolse uno sguardo incredulo, poi indeciso. Avevo provocato una crepa nelle sue certezze. «Tu eri migliorista, con Napolitano. Ricordo bene?» Disse. Confermai, ma osservai che da allora l’Italia era cambiata e con l’Italia il mondo e con il mondo Napolitano il quale, diventato Presidente della Repubblica, si era comportato malissimo sotto il profilo istituzionale, a mio avviso tradendo durante il lungo mandato il suo stesso pensiero di quando militava nel PCI, tanto da poterlo oggi valutare il terzo peggior Presidente dopo, nell’ordine, Cossiga il picconatore e Leone l’insignificante.

Queste ultime considerazioni dovettero produrre nel mio ex compagno lo stesso effetto di una bestemmia proferita al cospetto di un Testimone di Geova. Gli occhi gli ruotarono in tutte le direzioni tranne che verso di me. Iniziavo a divertirmi. Volli infierire. «Se ricordo bene, tu stavi per finirla nel Manifesto, poi rinunciasti per un collegio sicuro alla Provincia. Non mi stupisce ritrovarti ora renziano doc.» Un attimo di balbettio, forse d’impaccio, poi l’acquisita capacità da politico vissuto di barcamenarsi in ogni situazione, anche la più imbarazzante, gli venne in soccorso. Non rispose alla provocazione, ma decise di contrattaccare.

«Non provi vergogna a ritrovarti in compagnia di Salvini, Berlusconi, Grillo e gente simile?»

Replicai che la vergogna non poteva essere inferiore alla sua di ritrovarsi a braccetto con la Confindustria, il padronato, Verdini, Alfano e… gente simile. In aggiunta, mi dichiarai fiero di ritrovarmi insieme all’ANPI, l’associazione dei partigiani, alla CGIL e alla FIOM, il meglio della sinistra, per intenderci, lontana mille miglia dallo spaccone, bugiardo, infido Renzi.

Nonostante le indubbie capacità d’incassatore allenato in lunghe frequentazioni di arene politiche, il mio interlocutore ne aveva abbastanza. Lo rivelava il leggero rossore apparso sulle gote grinzose. Decise, allora, di assumere come arma gli argomenti oramai scontati che tutti possiamo sentire fino alla noia nelle varie trasmissioni tv in cui i portavoce renziani trasmettono il verbo. Eccolo, dunque, il mio ex-ex-compagno elencare una dopo l’altra le ragioni ufficiali e ufficiose del SÌ, dalla presunta governabilità agli assist internazionali, dalle dichiarazioni di certi funzionari UE o ambasciatori americani sino agli inviti per il SÌ non espliciti, ma quasi, della tedesca Merkel.

La misura era colma anche per me. Volli arrivare all’offesa finale, quella capace di scatenare l’infinito risentimento del mio interlocutore: «Anche il dittatore Bokassa, se fosse ancora vivo, si schiererebbe per il SÌ.» Obiettivo raggiunto. Però me ne pentii. Associare Bokassa al SÌ era davvero esagerato. Mi schiarii la voce e tornai al concreto elencando le ragioni che mi portavano a essere convintamente per il NO: ipocrisia nel far passare per un risparmio la riduzione del numero dei senatori.

Basterebbe una legge ordinaria per ridurre gli emolumenti di deputati e senatori risparmiando cinquanta o più volte tanto. Ancora, la proposta viene fatta dall’esecutivo. Ma da quando l’esecutivo può legiferare? In più, la proposta viene elaborata (leggi assunta) e votata da un Parlamento espresso con voto illegittimo, anzi, incostituzionale, come da sentenza della Corte. Non basta. Se la Costituzione è di tutti, come può la sua revisione essere votata con ricorso alla fiducia da parte di un Governo espresso da un Parlamento incostituzionale? Poi ancora, il sacrosanto superamento del bicameralismo può avvenire attraverso il pasticcio di un Senato di nominati regionali e comunali innestando un infinito futuro contenzioso che ritarderà ancor più di oggi la trafila di approvazione delle leggi? E poi ancora, dove sta scritto che i ritardi nel legiferare sono colpa dell’attuale Costituzione? Quando il Parlamento ha voluto, le leggi sono state approvate in qualche decina di giorni! Ancora e ancora, ci si rende conto che si sta progressivamente cambiando la forma istituzionale del nostro Paese? Da una democrazia rappresentativa si va dritti verso una plutocrazia? Eppoi…

A questo punto il mio ex-ex-ex compagno sollevava entrambe le mani, scuoteva la testa, mostrava il canino sporgente in un sorriso stavolta dal gusto amaro e indicava l’orologio picchiettandoci sopra con l’unghia dell’indice a voler significare “Sono in ritardo. Devo andare.” Solo ora mi accorgevo che mentre snocciolavo gli argomenti a favore del NO il mioex-ex-ex-ex compagno aveva trasferito l’intero ripiano di bustine di noci sgusciate, nocciole tostate e non, mandorle con buccia e pelate, bacche di goji, prugne secche denocciolate e con nocciolo dentro il suo carrello. Fui tentato di chiedergli la cortesia di lasciarmi una confezione da 250g di nocciole tostate. Rinunciai. La sua mano già stringeva la mia senza trasporto, anzi, sgusciante.

Nel far la fila alle casse pensai ai 5,40 euro risparmiati sulla mancata confezione di nocciole e a quanti numerosi argomenti potevo ancora sciorinare in favore del NO. Ero già tanto convinto della giustezza della mia scelta, ma dopo l’inatteso incontro-confronto tra i banchi del “frutta e verdura” qualsiasi eventuale dubbio non potrebbe neppure tentare di affacciarsi alla mia mente, con buona pace del ritrovato e subito riperso compagno.

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