Libia, media: “Chiesti 4 milioni per i due italiani rapiti”. Dall’Italia nessuna conferma

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap641Secondo fonti della sicurezza algerina, il gruppo armato che lo scorso 19 settembre ha rapito due cittadini italiani – Bruno Cacace e Danilo Calonego – e uno canadese nel Sud della Libia, avrebbe chiesto un riscatto di quattro milioni di euro e la liberazione di due prigionieri detenuti in Algeria. Al momento in Italia non c’è alcuna conferma della notizia del presunto riscatto. Cacace e Calonego e il cittadino canadese sono stati rapiti la mattina del 19 settembre a Ghat, nel Sud della Libia. Le fonti hanno precisato al sito Middle East Eye che i rapitori sono “libici e algerini” e “l’uomo che li guida è algerino, si chiama Abdellah Belakahal”. Secondo una delle fonti, il gruppo avrebbe minacciato di consegnare gli ostaggi ad al Qaida nel Maghreb o a una cellula dell’Isis se non verranno accolte le sue richieste. Uno dei due prigionieri di cui sarebbe stata chiesta la liberazione è il fratello di Belakahal, arrestato per traffico di armi. Secondo un dignitario locale di Ghat contattato dal sito Middle East Eye, i negoziati, che sarebbero condotti da intermediari tribali libici, sarebbero sulla buona strada e “gli ostaggi dovrebbero essere liberati presto”.
I due italiani rapiti in Libia – Bruno Cacace, 56 anni residente a Borgo San Dalmazzo (Cuneo), e Danilo Calonego, 66 anni della provincia di Belluno e in Libia dal 1979, lavorano per conto della Con.I.Cos, una società piemontese che stava svolgendo lavori di manutenzione all’aeroporto della città libica. Sono stati sequestrati il 19 settembre scorso insieme a un cittadino canadese e finora nessuno ha rivendicato il rapimento. Ghat, nella regione meridionale del Fezzan, si trova a pochi chilometri dal confine con l’Algeria. La procura di Roma indaga sul rapimento. Come per analoghi episodi avvenuti in Paesi interessati da conflitti anche per i due tecnici della Con.I.Cos si procede per sequestro di persona con finalità di terrorismo.

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