Senza asilo ma non rimpatriati. Ecco l’esercito dei migranti fantasma

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap673Invisibili. In Italia ci sono oltre 50 mila persone che vivono sospese in un limbo o che presto ci finiranno. Un esercito di fantasmi, destinato a crescere. Sono i “diniegati”, migranti che hanno fatto richiesta di asilo, ma per i quali è stata respinta. La stragrande maggioranza di chi non ottiene alcuna forma di protezione non può essere rimpatriata perché sarebbe troppo oneroso e perché mancano accordi bilaterali con i Paesi di origine. E così restano nelle nostre città. Con in mano un foglio di via che impone di lasciare il territorio nazionale entro una manciata di giorni. Cosa che, puntualmente, non accade: il documento è l’ultima traccia lasciata dai migranti prima di inabissarsi in una zona grigia. Senza diritti né doveri, esposti allo sfruttamento e all’illegalità.

Il problema è che, di fatto, non c’è alcun modo di entrare in Italia legalmente. Solo dopo essere arrivati i migranti possono mettersi in regola. In due modi. Il primo è quello di aderire al decreto flussi (o alla periodica sanatoria, ma non si fa più da anni). Teoricamente pensato per fare arrivare dall’estero un numero di migranti adeguato alle esigenze dell’economia, il regolamento prevede quest’anno 3600 ingressi di lavoratori non stagionali, insieme a 14.250 conversioni di permessi di soggiorno e a 13.000 ingressi per lavoratori stagionali. Ma è piuttosto difficile che un’azienda assuma una persona da un Paese straniero. Risultato: il decreto flussi è una sorta di sanatoria mascherata per chi si trova già in Italia, dopo esservi entrato illegalmente. La seconda strada è, invece, quella di fare richiesta di asilo. Ma non tutti scappano dalle guerre. E allora si pone il problema: che fare con chi non lo ottiene?

Oggi un richiedente asilo resta in attesa di una risposta non meno di due anni: i primi 12 mesi filano via, in media, per istruire la pratica e ottenere risposta alla richiesta di protezione presentata alla commissione territoriale. Da inizio anno sono già 44 mila gli stranieri che si sono sentiti dire no. Oltre sei su dieci. In caso di diniego l’unica via è il ricorso a un tribunale ordinario: per arrivare a sentenza trascorrono almeno altri dodici mesi. In secondo grado la percentuale degli accoglimenti totali è dell’8%. Uno su quattro (23%) ottiene comunque un accoglimento parziale (ad esempio la protezione umanitaria). Poi ci sono estinzione, improcedibilità e inammissibilità. Ma la percentuale da tenere d’occhio è quella di coloro che anche in secondo grado si vedono rigettato il ricorso: sono il 56%, dicono i dati del ministero della Giustizia. I calcoli sono presti fatti. Da inizio 2014 i “diniegati” in primo grado sono stati oltre 100 mila. Se anche tutti avessero presentato ricorso a un tribunale, significa che oltre 50 mila migranti sono diventati o si apprestano a diventare fantasmi. Anche perché l’orientamento prevalente dei tribunali è che un eventuale ricorso in appello e successivamente in Cassazione non dà diritto alla sospensiva del foglio di via. L’Associazione nazionale magistrati denuncia la situazione causata dalla crescita esponenziale delle impugnazioni: “La materia resti di competenza della giurisdizione ordinaria, trattandosi di diritti fondamentali delle persone. Ma servono risorse umane e materiali idonee ad affrontare questa emergenza”.

Lo Stato come intende gestire il problema dei migranti fantasma? Il Viminale non fornisce numeri sui rimpatri. Quelli forzati sono costosi e complicati. Di fatto, se ne effettuano pochissimi. Esiste anche il rimpatrio volontario assistito, finanziato da fondi europei. Ai migranti che ne fanno richiesta viene pagato il viaggio verso il Paese d’origine e ricevono un supporto nel reinserimento e nella ricerca di un lavoro. Ma finora questa modalità si è rivelata un flop: dal 2009 al 2015 i rimpatriati volontari sono stati meno di 500. “Non possiamo far piombare nell’illegalità 50 mila persone. Il governo Renzi introduca un permesso di soggiorno umanitario per evitare che si crei un popolo di invisibili”, chiede monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes. “Qui parliamo di persone che sono in Italia da ormai un anno e mezzo se non di più. Costringerle a rendersi irreperibili significa creare una situazione di insicurezza sia per i migranti sia per i cittadini italiani”. Un involontario regalo al caporalato e alle mafie.

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