Parma. Inchiesta giudiziaria sulle punizioni inflitte ai medici

Medici e professionisti farmaceutici, sono i protagonisti-in negativo-di una indagine giudiziaria condotta insieme ai carabinieri dei NAS portando alla ribalta uno dei sistemi corruttivi più in uso nella sanità, con qualche aggancio esterno come il rettore di Parma.
Il nome di maggior spicco è del cosiddetto “luminare” delle cure palliative, Guido Fanelli (ai domiciliari), personaggio al centro di un giro di affari molto lucroso.
Le accuse degli inquirenti sono pesanti e le parole registrate durante le intercettazioni lo sono altrettanto, perché dimostrerebbero quanto veniva considerata la salute delle persone, trattata come merce di scambio, da vendere e da comprare, con l’unico scopo di arricchirsi. Avveniva tutto attraverso favori personali, mazzette, raggiro delle leggi, connivenze e collusioni estese in diverse Regioni.16883683382_874cf557f6_c.jpg
Dunque un sistema criminale. E a definirlo tale non sono solo gli inquirenti, bensì il Pd, nella persona di Federico Gelli, che dopo le prese di posizione della Fnomceo, di Farmindustria e del M5S, è uscito dal torpore ossessivo dei vaccini per chiedere di “tenere alta l’attenzione per garantire trasparenza nel mondo medico e in quello delle aziende farmaceutiche perché si possa prevenire con ogni mezzo tentativi di corruzione, riciclaggio e conflitti di interesse fra soggetti che intervengono all’interno della catena delle sperimentazione”. Per Gelli la sanità è oggetto “di continuo interesse per criminali pronti a tutto per speculare sulla salute dei cittadini”.

Il giorno successivo agli arresti – il 9 maggio – la Federazione degli Ordini dei Medici e l’Ordine di Parma  hanno scritto un lunghissimo documento in cui si legge che l’operazione Pasimafi (dal nome dello yacht di proprietà di Fanelli),  “suscita rammarico e una reazione di sdegno”. I due medici del dolore sono stati ritenuti responsabili anche dei reati di sperimentazione di farmaci secondo protocolli non autorizzati dal comitato etico su pazienti ignari, con risvolti deontologici rilevanti anche sotto questo profilo: “Reati ancor più gravi se si pensa perpetrati su pazienti con serie problematiche di salute e in trattamento per il dolore, richiamati da necessità cliniche previste dalla Legge 38/2010 sulle cure palliative e la terapia del dolore”.

Il documento parla di “accuse infamanti” che hanno determinato il provvedimento della restrizione domiciliare della libertà per l’Ordinario e un ricercatore della 2°’Anestesia e Rianimazione dell’Azienda ospedaliero universitaria di Parma, quali responsabile e medico dirigente universitario, ma che non sono iscritti presso l’Ordine di Parma. I reati contestati ai principali imputati dell’azienda ospedaliero-universitaria vanno dalla corruzione al riciclaggio, al mercimonio della funzione pubblica. Il tenore delle accuse, per quanto gravi, impone di vedere concluse le indagini, si legge nel documento, “ciò non toglie che, pur nel diritto della difesa fino a prova contraria e pur non essendo i principali imputati iscritti a quest’Ordine, in qualità di magistrato deontologico stiamo agendo in sintonia con le altre istituzioni deputate alla ricerca della verità, dalla magistratura inquirente alle forze di polizia che indagano sul caso”. A quest’Ente interessa che “la verità venga a galla e, laddove vi sia l’oggettività della colpa si procederà, in sintonia appunto con la magistratura ordinaria e autonomamente, all’applicazione di sanzioni, graduate in base alla pena comminata o anche più severe deontologicamente quando se ne ravvisi la necessità a tutela del cittadino”.

a cura di Maria Parente

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