Venticinque anni dalla strage di Capaci :quando il magistrato Giovanni Falcone perse la vita

Venticinque anni or sono dalla funesta morte del magistrato Giovanni Falcone: una spaventosa esplosione sventra l’autostrada A29 nei pressi dello svincolo di Capaci, a pochi chilometri da Palermo. Una Fiat Croma viene investita dallo scoppio e sbalzata dal manto stradale in un giardino di olivi a più di cento metri di distanza. Muoiono sul colpo gli agenti Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. Una seconda vettura, guidata da Falcone, si schianta contro il muro di cemento e detriti innalzatisi per via dello scoppio. Giovanni Falcone e sua moglie, Francesca Morvillo, anch’essa eccellente magistrato, perdono la vita.  È un attentato mafioso.

Giovanni Falcone,così come Paolo Borsellino sono morti a distanza di 57 giorni uno dall’altro, dopo una vita trascorsa insieme a dare battaglia ai «cattivi», ma anche all’imperizia, all’indifferenza, alle collusioni di quanti sui «cattivi» fondavano fortune economiche e politiche. Falcone sapeva da tempo che Cosa nostra non avrebbe avuto pace se non fosse riuscita ad eliminarlo.

Borsellino dovette subire il dolore di veder morire i suoi amici, Giovanni e Francesca,restando consapevole che a lui sarebbe toccata la stessa sorte. Tutti si chiedevano perché non andasse via,la risposta fu una lezione di etica: «Non posso. Lo devo a Giovanni e a tutti quelli che hanno creduto in noi».

220px-Giovanni_Falcone.jpgl’eredità più preziosa, oggi patrimonio collettivo della magistratura e delle forze investigative, è senza dubbio il «metodo Falcone». La capacità, cioè, di impostare un processo – anche di dimensioni mastodontiche come il «Maxi» – preservandolo dagli agguati provocati da leggerezza, sciatteria e scarsa attendibilità. Falcone era maniacale nella revisione di ogni singola carta, di ogni atto, e bravissimo nel disinnescare le trappole. Sapeva perfettamente che un processo può esser distrutto anche da un solo errore: un uno per cento può fare premio sul restante novantanove perfetto. Questo «metodo» viene insegnato oggi nella scuole di formazione per giovani magistrati.

Fu il 1991 la stagione del grande cambiamento:nacque una polizia «specializzata» sulla mafia (la Dia) e centro di raccolta di ogni informazione proveniente dagli uffici territoriali. Un sistema che doveva essere esteso anche alla magistratura, per troppo tempo – pensava Falcone – penalizzata dalla parcellizzazione delle notizie di reato. Se il nemico è «un blocco unico», la guerra non può essere portata avanti da un nugolo di singoli che non si scambiano informazioni e mancano di una visione collettiva. La legge fu approvata, in una forma «edulcorata» rispetto a come la pensava Falcone, dopo un dibattito che si inasprì ulteriormente quando si doveva decidere a chi affidarla. Sembrava scontato che dovesse essere Falcone il candidato adatto, ma non fu così. Il magistrato fu ucciso prima che il Csm potesse decidere.

a cura di Maria Parente

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: