Arabia Saudita con lo sguardo volto al futuro:un nuovo inizio sulle orme del passato

Il sovrano dell’Arabia Saudita ,Salman, si mostra in uno stato di salute fragile che predice ciò che sarà dei futuri sviluppi geopolitici del quadrante mediorientale:La delicata transizione dovrà seguire uno schema diverso rispetto a quello della successione orizzontale sinora vigente all’interno della casa dei Salman, che ha sempre visto il sovrano sostituito dal più anziano dei figli ancora viventi di Abdulaziz, il primo re saudita. Il 29 aprile 2015, Re Salman ha infatti sostituito, su sua richiesta, il fratellastro Muqrin con Muhammad bin Nayef, primo dei nipoti di Abdulaziz, come principe della Corona, determinando così uno storico salto generazionale.
ss00.jpgBin Nayef, ministro dell’Interno dal 2012, è una figura già da anni al centro delle dinamiche politiche interne al regno saudita. Sin dalla metà degli Anni 2000, quando si occupava di contrastare l’attività di al Qaeda nel regno in qualità di vice-ministro dell’Interno, il suo impegno politico si è focalizzato sulla sicurezza del Paese, promossa attraverso una attenta e talvolta feroce repressione del dissenso. Nayef può inoltre vantare legami diretti con Washington, costruiti nell’ambito della cooperazione tra Arabia Saudita ed Usa nelle attività di controterrorismo e condivisione di informazioni di intelligence, soprattutto nel periodo post Primavere arabe. Facendo leva sulla reputazione che si è costruito nel sedare le rivolte nella provincia orientale ed in Barhein, Nayef si propone all’establishment saudita come garanzia di stabilità e sicurezza per il Paese. Nella sua visione, le priorità strategiche per l’Arabia Saudita sono soprattutto di natura interna.

Contrariamente alla candidatura di Nayef, piuttosto coerente con la tradizione politica saudita, quella di bin Salman, entrato in politica solo nel 2009, rappresenta una rottura significativa con il passato. Il principe Mohammad, nonostante la giovane età e la totale assenza di esperienze all’estero, detiene già un potere piuttosto significativo. Oltre ad essere il vice principe ereditario, il giovane rampollo è infatti ministro della Difesa, capo del Consiglio per gli Affari economici e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, nonché capo della corte reale. La sua figura è legata a ‘Vision 2030’, l’ambizioso piano economico che mira a rivoluzionare l’economia saudita, diversificandola e diminuendone la dipendenza dalle esportazioni di petrolio, e a risanare le casse dello Stato. Contrariamente all’approccio piuttosto “conservativo” di Nayef, che punta alla preservazione piuttosto che al rilancio del potere saudita, il progetto di bin Salman si caratterizza per livelli più alti di ambizione ed inevitabile incertezza.

Per dare nuovo vigore al peso politico dell’Arabia Saudita nella regione, Bin Salman intende innanzitutto rafforzare la proiezione verso l’esterno della sua dottrina strategica. Un focus meno esclusivo sulla stabilità interna e un approccio più attento ad individuare i teatri strategici, vedi Yemen, dove siano in gioco interessi nazionali è inoltre giudicato funzionale al contenimento dell’area di influenza iraniana, a rischio di espansione ora che la Repubblica Islamica, libera dal fardello delle sanzioni internazionali, rivendica un ruolo di primo piano nello scacchiere mediorientale.

Quello che è certo, è che gran parte della partita si giocherà sul tema della sicurezza. Il regno saudita deve fare i conti con i numerosi fallimenti della sua politica estera, a partire dal tentativo mal riuscito di contenere l’influenza iraniana in Siria e Yemen, mentre sul fronte interno si registrano i diversi attentati alle moschee sciite rivendicati dal sedicente Stato islamico, che destabilizzano il Paese, e il numero crescente di giovani foreign fighters sauditi. Rimane da vedere se, di fronte a tali minacce, l’establishment del Paese preferirà affidarsi all’esperienza di Nayef, oppure intravedrà nel giovane Salman una possibilità di rilancio per arginare il declino saudita.

a cura di Maria Parente

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