“Il detenuto non può essere privato delle cure mediche”: statuizione dalla Corte di Cassazione

Una sentenza della Cassazione,depositata il 23 maggio,parla chiaro: il detenuto deve poter fruire delle cure mediche come qualsiasi altro soggetto. Un tema delicato che segna il confine di demarcazione tra compatibilità e incompatibilità delle sue condizioni psico-fisiche con il regime carcerario. Per dirla breve: il presupposto della privazione della libertà personale può passare soltanto per un controllo costante delle condizioni di salute della persona.
Viene preso in considerazione il caso di un carcerato morto nel 2013, nel carcere di Rebibbia, per insufficienza cardiorespiratoria dovuta a polmonite. Detenuto in isolamento nel reparto G11 del penitenziario romano, l’uomo era risultato sofferente anche di epatite acuta.

detenuto-sbarre.jpgOmicidio colposo l’imputazione sollevata nei confronti dei medici del reparto e del dirigente preposto ai controlli sanitari. A quest’ultimo, in particolare, si contestava di non aver sottoposto il caso a un check up più approfondito e costante e di aver limitato la visita medica a un colloquio anamnestico, saltando l’esame generale che si compone di ispezione, palpazione, percussione, auscultazione.

il Gup del Tribunale di Roma non ha attribuito alcuna responsabilità in capo al dirigente, interpretando alla lettera l’articolo 11 della legge sull’ordinamento penitenziario, aveva ribadito la stretta correlazione tra visite mediche alla presenza di segni clinici evidenti o alla richiesta del detenuto.

Il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma non si è fatto attendere:
ha imputato a negligenza l’atteggiamento del personale sanitario. A pesare soprattutto il fatto che – come documentato dal diario clinico – nei giorni antecedenti la morte dell’imputato, egli non sia stato sottoposto ad alcuna visita medica.
Contro la sentenza ricorrono in Cassazione anche il padre e la figlia del detenuto, citando l’articolo 43 della Raccomandazione del Consiglio d’Europa agli Stati membri, che prescrive particolare attenzione alla salute dei detenuti in isolamento.
Favorevole a questi orientamenti la Cassazione, che annulla la sentenza impugnata e rinvia per un nuovo esame al Tribunale di Roma.
Nonostante le disposizioni dell’articolo 11 – si legge nella sentenza di ieri – non si può ignorare la previsione di un obbligo di assistenza sanitaria mediante riscontri con cadenza quantomeno mensile, se non settimanale, indipendentemente dalle richieste degli interessati e da attuare in relazione alla peculiarità del caso concreto.

a cura di Maria Parente

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