Nato: Tra Trump e lotta al terrorismo

Argomento simbolo della politica di sicurezza e difesa del nuovo presidente americano Donald Trump è indubbiamente rappresentato dalla lotta al terrorismo internazionale di matrice islamica ,sacrificando sia l’ideale della democrazia,tanto inneggiata dal suo predecessore George W. Bush,sia la promozione dei diritti umani osannata da Barack Obama.
Stando alle dichiarazioni del presidente repubblicano la caccia ai terroristi va fatta tramite operazioni di intelligence, di forze speciali, o anche militari, ma che non richiedano l’impiego massiccio di truppe sul terreno e soprattutto evitino ambiziosi compiti di state building così affermando che gli Stati Uniti non si impegneranno per la stabilizzazione della Libia,o di altri Stati nel mondo arabo.

2017-02-11-1486846762-7068853-trump.jpgIl nesso tra sicurezza interna ed esterna
La Nato è impegnata nella definizione del suo ruolo di fronte alla minaccia terroristica e in generale alle crisi e instabilità nel vicinato meridionale dell’Europa. Sul contrasto al terrorismo in senso stretto, l’Alleanza atlantica può dare un contributo minimo, perché si tratta di un’azione di prevenzione e repressione condotta principalmente dalle forze di polizia e/o di intelligence. z

La Nato e in generale la politica di difesa ha però un ruolo importante, complementare a quello di poliziotti e agenti segreti, se si comprende il nesso tra sicurezza interna ed esterna. La straordinaria crescita del terrorismo islamico in Europa negli ultimi quattro anni è legata alle dinamiche in Medio Oriente e Nord Africa, allo scontro tra sunniti e sciiti, alle guerre in Siria e Iraq, agli Stati falliti in Libia e Yemen. La politica di difesa, e ovviamente la politica estera, può dare un contributo a stabilizzare il vicinato dell’Europa e quindi a togliere acqua al mulino del terrorismo islamico.

L’Amministrazione Trump non ha ancora colto il nesso tra sicurezza interna ed esterna, tra stabilizzazione del Nord Africa e Medio Oriente da un lato e contrasto al terrorismo dall’altro,rappresentando un importante problema per la Nato . Il presidente repubblicano fornisce un’analisi semplicistica (e in parte sbagliata), attribuendo tutte le colpe del terrorismo islamico all’Iran, rinsaldando l’asse con l’Arabia Saudita e le monarchie sunnite del Golfo, difficilmente contribuisce a una stabilizzazione complessiva della regione. La mancanza di proposte concrete da parte americana, almeno fino alle ultime ministeriali Nato, su come articolare un contributo dell’Alleanza alla lotta terrorismo, mostra che c’è poca sostanza dietro gli slogan.

In questo contesto, l’Amministrazione repubblicana ha chiesto alla Nato di aderire ufficialmente alla coalizione internazionale che combatte lo Stato islamico, ed il Vertice di Bruxelles darà probabilmente via libera al riguardo. Si tratta di un gesto poco più che simbolico, perché tutti gli Stati membri già partecipano individualmente alla coalizione, ma che potrebbe avere risvolti positivi se porterà ad una maggiore condivisione e articolazione della strategia complessiva contro lo Stato Islamico.

Più nel concreto, la Nato probabilmente deciderà di aumentare il personale militare dispiegato in Iraq per addestrare le forze locali che combattono lo Stato Islamico, eun maggiore impiego degli aerei da ricognizione Awacs a sostegno della campagna area in corso in Siria contro i miliziani di Daesh.

a cura di Maria Parente

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