Spoleto Art Festival:presentazione del libro”Nel segno dei Padri” di Giacomo Marinelli Andreoli ,il tenore Pierluigi Donato e M°Patrizio Felici al pianoforte

Arte,musica e letteratura,ancora una volta,si fondono in un tutt’uno: giovedì 8 giugno 2017,presso il Santuario dell’Immacolata,si è svolta una nuova manifestazione culturale che ha avuto come protagonista il giornalista televisivo,nonché autore, Giacomo Marinelli Andreoli presentando il suo nuovo(e primo)libro : “Nel segno dei padri”, la storia realmente accaduta di un’amicizia epistolare tra due coetanei, Guglielmina Roncigli, figlia di una delle 40 vittime civili della rappresaglia nazista a Gubbio nel giugno 1944, e Peter Staudacher, figlio del medico ufficiale nazista ucciso a Gubbio due giorni prima della rappresaglia.Il loro incontro, a 60 anni dalla tragedia, è stato del tutto casuale. Ne è nata un’amicizia coltivata con un scambio epistolare dal 2004 al 2012, durante il quale si sono incontrati una sola volta, a Pomezia, al Cimitero militare tedesco, dove è sepolto il padre di Peter, Kurt Staudacher. Una storia che ha accomunato i due protagonisti, all’insegna della condivisione, riconciliazione, solidarietà umana. Due orfani di guerra si trovano casualmente dopo 60 anni, si scrivono, condividono i dolori e i vuoti che hanno contraddistinto le rispettive esistenze, lasciando un messaggio di grande attualità: superare i muri del rancore e della rivalsa, per trovare nella comune condivisione del dolore ma anche della riconciliazione, i motivi per guardare al futuro con speranza e desiderio di fratellanza. Un grande messaggio per i giovani e anche per la nuova Europa. Guglielmina Roncigli è prematuramente scomparsa nel febbraio 2012 lasciando l’intero carteggio ad un giornalista, Giacomo Marinelli Andreoli, che poi ha curato la redazione del romanzo.Peter Staudacher, vive ancora oggi a Gardelegen, nella Sassonia, ha 73 anni e sarà presente alla presentazione di Roma il prossimo 13 giugno con la propria famiglia. Incontrerà ancora una volta Franca Vantaggi, figlia di Guglielmina, che ha conosciuto pochi anni fa, e per la prima volta incontrerà anche l’Associazione Famiglie 40 martiri di Gubbio. La presentazione di un libro che va ad arricchire il bagaglio culturale dello Spoleto Art Festival,presieduto dal Prof. Luca Filipponi.

Ho avuto il piacere di poter intervistare per voi lettori l’autore di questo libro che racconta,non una storia ma,più storie che finiscono per incrociarsi ed intrecciarsi dopo ben 70 anni e dopo un lungo viaggio epistolare durato 8 anni.

Giacomo Marinelli Andreoli è nato e vive a Gubbio. Giornalista professionista, dal 2001 è direttore responsabile del network regionale radio-televisivo umbro trg e del portale internet http://www.trgmedia.it. Ha collaborato anche con testate nazionali («Il Sole 24 Ore», «Corriere dello Sport», «Oggi») e regionali («Corriere dell’Umbria», «Giornale dell’Umbria»). Nel 2007 ha vinto il Premio Ischia Internazionale di Giornalismo.

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La prima domanda sorge spontanea: reduce dall’esperienza televisiva come l’idea di scrivere un libro ed approcciarsi,quindi,ad un ambito”opposto” a quello proprio,lavorativo?”Innanzitutto mi preme precisare che ho avuto l’opportunità di conoscere da vicino la vicenda e nel suo evolversi,poi quando, uno dei protagonisti, (mi riferisco a Guglielmina Roncigli )mi ha lasciato l’intero carteggio che aveva avuto 8 anni con Staudacher mi sono sentito investito del compito di raccontarla. Era sprecato ridurre una storia così profonda a soli due minuti di tg . Ed ecco che ho pensato di elaborarla con più accuratezza cimentandomi in un ruolo che non avevo mai provato! Riconosco di essermi immedesimato nel lettore e come mi sarebbe piaciuto leggerlo: in poche parole,ho scritto il libro che avrei voluto leggere.”

Lei ha raccontato durante la presentazione di aver conosciuto i protagonisti:ma la storia da lei raccontata rispecchia quella reale oppure ci sono parti romanzate? “La storia nella sua evoluzione è reale,descrive esattamente ciò che è accaduto. La parte romanzata è quella in cui ho ricostruito le scene dal punto di vista narrativo:la parte storica,l’attentato di Staudacher padre..ho creato dei dialoghi di cui non disponevo, nella parte più recente,che riguarda i 70 anni dopo,ho interpretato alcune cose che mi erano state riferite nelle interviste sotto forma di dialogo. Per esigenze narrative ho inscenato dialoghi che in realtà erano più brevi e limitati. Ma non ho messo del mio all’interno della storia”

Possiamo riscontrare,all’interno del romanzo,qualcosa che appartenga non allo scrittore ma bensì all’uomo Giacomo?”Si certo, il modo di raccontarlo e la scelta di come farlo. Perché ,ti spiego, questa storia si poteva raccontare in tanti modi anche con tanta retorica ed il rischio era proprio questo: ho cercato di evitarlo pensando ai tanti protagonisti anche silenziosi di questa storia,i 40 martiri ed i loro familiari,come avrebbero potuto leggere e interpretarla .Per il resto è tutto reale, mi sono ritrovato tra le mani un’ “ opera d arte “ semplicemente da levigare ,smussare gli angoli è stato il mio compito mio e spero di essere riuscito nel modo migliore.”

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“Nel segno dei padri” un titolo forte e che suscita curiosità nel lettore: ma  qual è il segno cui Lei fa riferimento? “Il segno è il destino a cui sono chiamati a porsi i protagonisti, la loro vita è segnata dall’assenza dei padri avvenimento che senza alcun dubbio segna la loro vita ed il loro modo di essere. La figura di questi padri è sfuggente,infatti come potrete notare leggendo il libro ,appena fanno la loro comparsa muoiono, ma la presenza traspare dalle lettere che si scambiano i due protagonisti,due persone che non conoscevano rancore nei confronti dell’altro :uno militare ,Staudacher , l’altra Guglielmina. La loro vita è palesemente segnata da un vuoto incolmabile . Il messaggio che ci trasmettono è chiaro, non possiamo scegliere il nostro destino ma è nella nostra facoltà scegliere come reagire: guardando avanti e non chiudendosi in se stessi nell’istintivo rancore di aver perso il padre da piccoli.”

In questa storia si racconta il presente dei due protagonisti,Guglielmina e Peter,con riferimento al passato: ma quanto incide il passato nel loro presente? “ Incide molto perché segna la loro vita ,è un segno che lascia la cicatrice ma riesce a rimarginarsi perché ci si alleggerisce sapendo che dall’altra parte c’è una persona che è stata vittima dello stesso destino e di conseguenza diviene impossibile provare rancore .”

Lei che è autore ,se provasse ad immedesimarsi in uno dei protagonisti cosa proverebbe? “E’ una bella domanda, anche se ho difficoltà a dirlo perché ,per fortuna,non ho vissuto in prima persona un’esperienza così tragica. Riflettendo,però, potrei  immedesimarmi in Guglielmina perché anche lei ha vissuto a Gubbio e so quanto la città ha sofferto questa storia.Per 70 anni ,l’opinione pubblica si è divisa su questa storia: chi da una parte riversa la colpa sui partigiani e chi,dall’altra parte dà la colpa alla rappresaglia nazista . Inoltre,ed in parte,riesco a comprendere anche le sue paure,quelle di Guglielmina :lei non ha mai voluto divulgare la sua storia, finché non si è ritrovata innanzi ad un bivio che le lasciava pochi giorni di vita , decidendo così di non lasciarla in un cassetto. Io l’ho capita e mi rivedo in questo atteggiamento. Se questa vicenda fosse stata raccontata dieci anni fa sarebbe stata strumentalizzata . L’ha affidata ad una persona di cui lei si fidava probabilmente da un punto di vista divulgativo nonostante ci conoscessimo poco.”19114454_1917649748511669_786899216_n.jpg

Se lei volesse ambientare questa storia nell’epoca moderna a quale fatto situazione farebbe riferimento? “È una domanda interessante, pensandoci mi riporta alla mente la faida,ormai quarantennale, tra israeliani e palestinesi: una guerra che ancora continua perché né da una parte né dall’altra ci si impegna a guardare chi ci sia aldilà del muro,se pensiamo a gaza o alla cisgiordania. È una situazione in cui le proprie ragioni sono le uniche ragioni , sicuramente fondate.senza però sforzarsi di conoscere le ragioni degli altri.”

C’è qualche autore che l’ha fatto da guida nello scrivere il suo primo libro?”Si. Ed è uno scrittore più giovane di me ma “navigato”: sto parlando di Giovanni Cocco,lo considero una sorta di Virgilio mi ha guidato ed esortato nell’intraprendere questo “viaggio” .L’ho conosciuto ad un premio letterario e,dopo aver ascoltato la storia, mi ha detto subito di scriverla,dandomi delle diritte,fondamentali per trovare un editore qualificato a livello nazionale come Marsilio”

Vi ricordo inoltre una data importante che segnerà il percorso di presentazione del libro “NEL SEGNO DEI PADRI” : martedì 13 giugno 2017 – ore 18 a Roma – presso l’Ambasciata d’Italia alla S.Sede.

La presentazione del libro “Nel segno dei Padri” è stata moderata da Vania De Angelis: giornalista,attrice e conduttrice salernitana,nonché come lei stessa di definisce, veicolatrice: grazie alla sua capacità comunicativa, Vania sa diffondere i messaggi e  trasmettere,con semplicità, il significato a chi la ascolta.

Vania, come descriveresti questa sintonia tra le varie arti presenti al Festival?”La descriverei come un virus: contagia chiunque ne prende parte. Da spoleto si irradia in tutta Italia e va verso il mondo ,trasportando lo spettatore in un percorso sensoriale,sinestetico in cui vari linguaggi interagiscono tra loro: il linguaggio figurato della pittura 19046492_1917649768511667_416228605_n.jpgcontemporanea,il linguaggio musicale,della letteratura e della narrativa . Ma non solo: questa manifestazione offerta dallo Spoleto Art Festival rappresenta anche un percorso di conoscenza e di avvicinamento all’arte .”

Ad onorare l’evento,l’ex procuratore Giandomenico Lepore che elogia l’operato dello Scrittore.

La serata si conclude con l’esibizione musicale del tenore Pierluigi Donato,accompagnato da Patrizio Felici,al pianoforte.Un momento musicale tutto dedicato alla città ospitale,Napoli,ed intitolato Napul’è. I brani eseguiti dalla voce suprema del tenore sono: reginella, Malìa,Resta cu’mme,Malafemmena,Mattinata, Stana Lucia ,O’ Sole mio,O surdato ‘nnamurato. Non poteva mancare a conclusione del momento musicale l’interpretazione del soprano Tania di Giorgio,con la sua voce dolce e soave,interpreta L’Ave Maria.

a cura di Maria Parente

 

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