Messina nei piani della Mafia: 30 arresti tra funzionari e imprenditori

Le mani di Cosa nostra su Messina. E’ quanto emerge dall’operazione “Beta” dei carabinieri del Ros e del comando provinciale:l’indagine coinvolge esponenti della societa’ che conta: professionisti, l’ex presidente dei costruttori di Messina, imprenditori, titolari di societa’, funzionari del Comune: tutti connessi, spiegano gli investigatori, “a un disegno di gestione di interessi economici illeciti contrassegnati da riservatezza e reciproca affidabilita’”. Il blitz e’ scattato nelle provincie di Messina, Catania, Siracusa, Milano e Torino, con il coordinamento del procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e dei sostituti Liliana Todaro, Maria Pellegrino e Antonio Carchietti per i reati di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, estorsione, corruzione, trasferimento fraudolento di valori, turbata liberta’ degli incanti, esercizio abusivo dell’attivita’ di giochi e scommesse, riciclaggio, reati in materia di armi. Per 10 degli indagati il Gip ha disposto la misura degli arresti domiciliari.

Grazie alle attivita’ investigative (ed in particolare ai servizi tecnici), sono state, quindi, ricostruite le dinamiche associative del sodalizio ed il ruolo di vertice rivestito da Vincenzo Romeo, sotto la supervisione del padre, Francesco, e con la collaborazione dei fratelli Pasquale, Benedetto e Gianluca. I rapporti con l’articolazione territoriale di Cosa nostra catanese, basati anche su legami parentali (Francesco e Vincenzo Romeo sono rispettivamente cognato e nipote di Nitto Santapaola, in quanto marito e figlio della sorella del boss Concetta), sono risultati solidi e perfettamente funzionali alle esigenze dell’associazione, come quando, dopo il sequestro per un valore di oltre 10 milioni di euro eseguito il 18 marzo 2014 dal Ros nei confronti dei fratelli Vincenzo Ercolano e Cosima Palma, eredi di Giuseppe Ercolano, quest’ultimo esponente di vertice della famiglia di Catania, Vincenzo Romeo ha dovuto farsi carico del finanziamento economico dei catanesi, colpiti dal provvedimento ablativo, vivendo quel frangente come una messa alla prova delle proprie capacita’ di gestione economico-criminale.

a cura di Maria Parente

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