Due politici entrano nell’indagine sui misteri del palazzo crollato a Torre Annunziata

TORRE ANNUNZIATA-Solo una scrittura privata con consistente passaggio di denaro contante, la cui tracciabilità è da ricostruire: non risulta alcun atto di compravendita. In sintesi: il presunto “nuovo proprietario”, Gerardo Velotto, che da due mesi era entrato in quella vasta casa con giardino,per “far pulizie”, spostare alberi – o perfino con l’intento di svolgere lavori e scavi relativi alla realizzazione di una mini piscina con spa, stando ad un’ipotesi al vaglio degli inquirenti – non aveva ancora titolo a entrare nell’appartamento, come invece raccontavano fino all’altro giorno coloro che glielo avevano venduto, e cioé il noto avvocato Massimiliano Fortunato Lafranco e sua moglie Rosanna Vitiello. Due profili considerati, anche sulla scena politica.
Il passaggio – più o meno ufficiale – della proprietà di quel bene in cui si sospettano i lavori alla base del disastro è uno dei nodi su cui si concentrano carabinieri e polizia, delegati alle indagini dal procuratore capo Alessandro Pennasilico, con il suo aggiunto Pierpaolo Filippelli e la pm Andreana Ambrosino.Ieri, sono stati sentiti anche i primi testimoni, tra i quali un mancato acquirente di una casa in quell’edificio. Si tratta di Mario De Camillis, l’uomo che, intervistato due giorni fa dal Tg regionale Rai, aveva spiegato che il perito incaricato dalla banca, alla quale si era rivolto per accedere a un mutuo, diede parere negativo. Per quel professionista, l’edificio presentava rischi di staticità e l’investimento non sarebbe stato al sicuro.
Con ben altra velocità – e tempi serrati – si chiudevano affari per comprare una casa al piano di sopra, vista mare da un lato, giardino dall’altra. Quell’unità immobiliare, secondo le prime ricostruzioni, potrebbe rappresentare l’epicento del crollo: ma è una tesi da affidare ai consulenti, una rosa di ingegneri e docenti universitari, che in queste ore viene selezionata dai magistrati.
Due volti non nuovi alle operazioni immobiliari e all’impegno politico che ora, necessariamente, e anche a loro tutela, entrano formalmente nelle indagini. Come mai quella scrittura privata non era stata formalizzata in atto d’acquisto, e quindi mai trascritta in Conservatoria? E’ vero che su quei 240mila euro – prezzo di mercato della casa ora giace in un mare di macerie – Velotto aveva pagato molto in contanti e doveva ancora rendere 80mila euro? Si tratta della casa dove, come ha raccontato ieri
Repubblica, erano stati sradicati alberi, gettate sterpaglie e – stando ad alcune voci raccolte dagli investigatori avviati lavori di scavo e di ristrutturazione.

a cura di Maria Parente

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