Imprese a forte crescita, una su quattro è al Sud

E’la provincia di Milano a guidare la classifica delle scale-up italiane, le imprese cresciute di oltre il 20% all’anno, per fatturato o numero di occupati, dal 2012 al 2015. Su un totale di 895 aziende con una crescita record nel triennio, ben 190 si trovano nella zona del capoluogo lombardo. Ma anche le province meridionali sono ben rappresentate: in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia si trovano 238 scale-up, il 26% del totale. Lo rivela un’elaborazione di Infocamere-Unioncamere in base ai dati del Registro delle imprese, anticipata dal Sole 24 Ore del Lunedì del 24 luglio.Tra le aziende del Sud presenti nella classifica delle scale-up, accanto a molte piccole e medie imprese, si trovano vere e proprie multinazionali, come la Adler Plastic, nata nel 1956 a Ottaviano (Napoli), che oggi, dopo l’acquisizione della tedesca Pelzer, è un gruppo con 69 stabilimenti in 21 Paesi. Il gruppo, che produce prevalentemente sistemi e componenti per il confort acustico e termico delle auto, ha visto crescere il suo fatturato, dal 2012 al 2015, da 1,1 miliardi di euro a 1,5 miliardi di euro. A giustificare la crescita, tra l’altro, le nuove commesse acquisite negli ultimi anni per vari progetti di clienti esteri e per la Jeep Renegade.

Ha sede invece a Modugno (Bari) la Alfrus Srl, specializzata nella lavorazione di mandorle, che l’azienda fornisce all’industria alimentare in Italia e all’estero. Il fatturato della Alfrus è passato fra il 2012 e il 2015 da 23,8 a 75,8 milioni. «Il 2016 è andato ancora meglio, con ricavi per 83 milioni», spiega il direttore finanziario Leonardo Sisto, uno dei tre fratelli alla guida dell’azienda, nata nel 1998 sulle radici dell’attività paterna. «All’inizio di luglio – continua – abbiamo acquisito un’azienda in Friuli-Venezia Giulia, che produce semilavorati per l’industria dolciaria e ci consentirà di raddoppiare i volumi di fatturato. Negli ultimi anni abbiamo investito nell’automazione dei macchinari e abbiamo avuto una forte espansione nei mercati esteri, che incidono per il 35% sul nostro fatturato».

Ad aiutare le aziende sono stati anche gli incentivi fiscali per gli investimenti, che secondo Leonardo Sisto ora seguono una logica diversa rispetto al passato: «Oggi – continua – il superammortamento e l’iperammortamento per gli investimenti in beni strumentali nuovi e i crediti d’imposta premiano le aziende che già hanno prodotto utili. È una filosofia diversa dal finanziamento di progetti singoli, soggetti a istruttoria, senza certezze sul funzionamento effettivo».

Per incentivare la crescita delle imprese del mezzogiorno il decreto «Sud» (Dl 91/2017), approvato la settimana scorsa dal Senato con il voto di fiducia e ora in attesa del via libera della Camera per la conversione in legge, punta su finanziamenti agevolati ai giovani imprenditori, fino a 50mila euro (con la misura «Resto al Sud») e sull’istituzione delle zone economiche speciali (Zes), per rilanciare la competitività dei porti. Le Zes usufruiranno infatti di un regime fiscale di favore e di deroghe normative, per attrarre investimenti.«L’istituzione delle zone economiche speciali – commenta il presidente dell’Unione degli industriali di Napoli Ambrogio Prezioso – è una misura importantissima per rilanciare gli investimenti, che consentirà non solo di colmare il gap di competitività delle aree portuali di Napoli e Salerno rispetto ad altre aree portuali europee, ma anche di incentivare settori collegati, come la logistica».Per sostenere l’innovazione delle imprese meridionali, le associazioni degli industriali delle province campane e Ance Campania hanno costituito la settimana scorsa «Campania digital innovation hub», un’associazione che punta a creare un contatto fra le aziende da un lato, le università e i centri di ricerca dall’altro, in linea con il piano nazionale Industria 4.0. «Il perimetro dell’associazione si allargherà presto alle associazioni degli industriali del Molise e della Basilicata – spiega ancora Ambrogio Prezioso – con l’obiettivo di rafforzare il livello di conoscenza delle imprese rispetto alle opportunità offerte dalla digitalizzazione».

a cura di Maria Parente

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