Lloret de Mar,l’omicida di Niccolò tra pentimento e lacrime: «Che cosa ho fatto…»

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Torino – Sono trascorsi solo pochi giorni da quando la furia omicida del 22enne ceceno si è abbattuta su Niccolò Ciatti,finendo per ucciderlo dopo un diverbio di nessuna importanza. Si è difeso a spada tratta davanti al giudice,asserendo le più disparate giustificazioni per salvarsi da una condanna ormai certa: «Che ho fatto!», «Vorrei non aver fatto questa cosa orribile»,  «I miei genitori sono malati, non possono stare da soli». Implorare per,Rassoul Bissoultanov, non è servito: il giudice lo ha mandato in carcere, per la gravità del gesto e per il pericolo di fuga. La pena massima secondo il codice spagnolo per l’omicidio volontario è 15 anni, con le aggravanti si può arrivare a 20 o anche qualcosa in più. L’associazione dei locali notturni spagnoli, Fecasarm, si è costituita parte civile «e chiederemo massimo rigore, Bissoultanov deve stare 20 anni in carcere», spiega Joaquim Boadas de Quintana, che è anche l’avvocato della discoteca dove è avvenuta la tragedia.

Gli amici del presunto omicida, Mosvar Magamadov Khabiboul Khabatov restano indagati, ma non per il reato di omicidio volontario e quindi sono stati scarcerati e possono tornare in Francia, dove vivono da rifugiati politici, in fuga dalla Russia. Il primo è quello che prende per il collo Niccolò, prima dell’arrivo dell’amico, l’altro non sembra aver alcun ruolo se non essere scappato dopo la tragedia. Unica misura interdittiva per Khabatov è non lasciare i Paesi dell’area Schengen. Durante l’interrogatorio hanno provato a giustificare (si fa per dire) l’amico: «Era ubriaco e sotto effetto di droghe». Ma, aspettando gli esami chiesti dalle parti civili, l’impressione degli inquirenti è che un’azione così rapida e a suo modo coordinata non fosse possibile da ubriachi. «I tre agivano da paramilitari», continuano a ripetere i testimoni.
Il Sant Trop è stato chiuso dal Comune per non aver rispettato il protocollo: c’erano solo buttafuori e nessun addetto alla sicurezza all’interno del locale. Una tesi respinta dall’avvocato Boadas: «Il personale è intervenuto dopo 1.10, un tempo molto breve, ma il pestaggio è durato pochissimo». Nel filmato si vedono le luci accese, altro elemento che ha fatto pensare che il Dj si fosse accorto della situazione a differenza dei buttafuori: «Al contrario è la prova che tutto fosse ben vigilato. Ma come hanno raccontato i testimoni, tutto è durato pochissimo».

a cura di Maria Parente

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