Stefano Bonaccini: propongo federalismo a perimetro variabile

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In una lunga intervista al quotidiano “libero” il presidente dell’Emilia-Romagna (che è anche presidente della Conferenza delle Regioni), Stefano Bonaccini spiega il vento autonomista che sembra soffiare anche nella sua Regione, offrendo però dei distinguo
rispetto alle iniziative referendarie intraprese in Lombardia e in Veneto. “C’è una cosa che mi accomuna a Maroni e Zaia: l’idea che in questo Paese – spiega Bonaccini – sarebbe giusto che le regioni virtuose e con i conti in ordine possano essere premiate”.
La strada dell’Emilia-Romagna è dunque differente: siamo “convinti che una maggiore autonomia gestionale ci garantirebbe possibilità di crescere ulteriormente e se cresciamo noi cresce meglio anche il Paese, visto che ne siamo una delle locomotive. Per fare questo – aggiunge il presidente dell’Emilia-Romagna – abbiamo deciso di intraprendere la via Costituzionale attraverso l’articolo 116. Abbiamo individuato le macroaree su cui chiedere più competenze: lavoro e formazione, impresa, ricerca e sviluppo, territorio e ambiente, salute. Contiamo già a fine settembre di avere pronta la proposta definitiva”.
L’Emilia-Romagna è diventata molto vitale imprenditorialmente “La vitalità – secondo Bonaccini – nasce da una consolidata tradizione in una terra dove peraltro l’ossatura è data sì dall’industria, ma soprattutto dalla piccola e media impresa. Tradizione che oggi si è rafforzata grazie al Patto per il Lavoro che all’inizio della legislatura, nel luglio 2015, ho proposto a enti locali, imprese, sindacati, università e associazioni del Terzo settore con l’obiettivo comune di raggiungere un traguardo: creare sviluppo e buona occupazione. Tutti hanno aderito al Patto e la capacità di istituzioni, parti sociali, sistema economico imprenditoriale di lavorare insieme delineando il modo in cui competere, come sistema, a livello globale, si sta rivelando vincente”.
In ogni caso “tornano a essere centrali i territori” intesi come comunità che esprimono identità, vocazioni e specializzazioni. Assetti territoriali che, se sostenuti da politiche regionali e nazionali adeguate, diventano competitive a livello internazionale”. Come si può in questa ottica continuare a ragionare di federalismo? Serve, secondo il Presidente dell’Emilia-Romagna – un federalismo a perimetro variabile che, applicando la Costituzione, porti a più autonomia e autogoverno per quelle Regioni che hanno dimostrato capacità in termini di bilancio, di politiche e di coordinamento strategico dei soggetti e delle potenzialità dei territori. È la strada che ha scelto l’Emilia-Romagna. Un’autonomia, però, che favorisca questi territori nel loro ruolo di traino e locomotive dell’intero Paese, che indichi una strada possibile a tutte le Regioni. Ciò permetterebbe alle Regioni meglio posizionate nel nuovo contesto europeo di diventarne leader, e alle altre di agganciarsi a questi processi di aggiustamento strutturale, ricompattando il Paese in una strategia di crescita articolata ma unitaria e solidaristica”.
a cura di Maria Parente
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