Torino,scontri a corteo anti G7: cinque fermati

1b1ae7381c77a55001db9063b1f5b416.jpgNella notte prima dell’ultima riunione ResetG7, la piattaforma che voleva contestare il vertice riesce a far sentire la sua voce. Lo fa in due mosse. La prima: infilandosi dentro Palazzo Nuovo, la storica sede delle Facoltà umanistiche dell’Università, al termine di un corteo di studenti. La seconda mossa è riunire anche altre realtà che arrivano dalla periferia, sempre all’Università. E scendere in strada di notte con le facce coperte e con i fuochi artificiali, che finiscono per ferire qualche agente. Poi esplode la rabbia.E lo scenario adesso è differente: ci sono sirene e agenti che corrono. Ci sono quattro fermi di ragazzi poco più che ventenni. Ci sono i roghi e le famiglie spaventate che fino a poco prima si aggiravano tra gli stand della scienza.Di certo ieri le realtà antagoniste hanno misurato le loro forze in città. In mattinata con una manifestazione studentesca, finita con un breve contatto tra dimostranti e poliziotti. Ma che, tutto sommato, è stato un corteo «gentile», senza scritte sui muri, senza uova di vernice, senza particolari momenti di tensione. E, nel pomeriggio, con un blitz mai annunciato e partito dalla sede delle Facoltà umanistiche dell’Università che è sfociato in brevi occupazioni di strade e ponti. In un continuo gioco di inseguimenti tra forze dell’ordine e contestatori. Proseguito fino a notte fonda. «Saremo il loro incubo» avevano annunciato nei giorni scorsi quelli di Reset. Ma dalla polizia, nella persona del questore Angelo Sanna e dalla prefettura, attraverso il prefetto Renato Saccone, era partito un messaggio chiaro: «Contestare è lecito e sarà consentito. Ma nel rispetto delle regole: chi devia dai tracciati stabiliti sarà fermato». E così, fino a ieri, è stato. Anche se i contestatori hanno tentato di tutto per raggiungere l’hotel dove soggiornano le delegazioni. Ma piazza Carlina, cuore nobile di Torino, in questi giorni è controllata da centinaia di uomini in divisa. Che anche ieri sera sono riusciti a tenere lontano qualsiasi contestazione. «Ma noi faremo di tutto per arrivarci: vogliamo che i ministri sentano la voce del popolo che reclama lavoro e dignità».

a cura di Maria Parente

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