Ue: l’Europa di Macron, una lezione anche per l’Italia

images.jpgDopo le elezioni in Germania del 24 settembre, c’era molta attesa per il discorso che il presidente francese Emmanuel Macron avrebbe pronunciato alla Sorbona per illustrare il suo manifesto per l’Europa. Ci si poteva aspettare che il risultato delle elezioni in Germania – con il ridimensionamento di Angela Merkel, la crisi profonda dei socialdemocratici, l’ascesa di una formazione politica nazionalista ed euro-scettica e la prospettiva di un periodo di incertezza per le difficoltà di dare vita a una nuova maggioranza – avrebbe indotto Macron a un linea di maggiore prudenza sul fronte europeo, anche per non imbarazzare una cancelleria in procinto di iniziare una trattativa lunga e complicata per la formazione del nuovo governo.E invece il presidente francese non ha voluto smentirsi. Ha preferito mantenere il profilo di europeista convinto e ha confermato la sua aspirazione ad assumere la leadership di un ambizioso programma di rilancio del progetto europeo, malgrado il contesto più problematico emerso in Germania.

Una strategia comune su difesa e immigrazione.
E in questa visione, insieme all’ambizione di puntare su un’Europa “sovrana, unita e democratica” quale progetto attorno a cui ricostruire un diffuso consenso, si trovano anche molte idee di iniziative e misure concrete. Effettivamente le proposte sono numerose, forse anche troppe, a volte con il rischio di apparire velleitarie. Alcune sono originali e innovative, altre (forse le più numerose) sono più prevedibili, già note, talora controverse e spesso già oggetto di veti incrociati.In materia di sicurezza e difesa Macron ha disegnato un’Europa protagonista, proponendo, nel breve termine, l’idea di scambi di personale militare (per creare una cultura strategica condivisa) e, più in prospettiva, una forza comune europea di intervento, un bilancio comune per la difesa europea, un’accademia europea per i servizi di intelligence, una protezione civile comune europea.Sul fronte della gestione dei flussi migratori il disegno è quello di un’Europa solidale, da realizzare con la creazione di un ufficio unico europeo per la gestione delle domande di asilo, ma anche con una polizia comune per il controllo delle frontiere esterne, un finanziamento comune dei programmi di integrazione dei profughi, programmi comuni di rimpatrio dei migranti economici e, infine, un aumento sostanziale dei fondi per l’aiuto allo sviluppo, destinati ai Paesi di origine e in particolare all’Africa.

Un restyling dell’Ue su tutti i fronti.
Ma il presidente francese non si è fermato a sicurezza e migrazioni. Ha anche proposto una leadership europea nel contrasto del cambiamento climatico;  la creazione di un autentico mercato europeo dell’energia; un programma destinato a fare dell’Europa un leader dell’economia digitale (con l’idea di un’agenzia europea per l’innovazione); il completamento del mercato interno (nel quale non sia consentito di utilizzare la fiscalità per alterare la concorrenza); nuove regole in materia di fiscalità e imposte societarie (non solo una base imponibile comune ma in prospettiva un’aliquota armonizzata o almeno una forchetta di aliquote ammissibili); la convergenza dei modelli sociali (fino all’armonizzazione dei livelli dei contributi sociali); e perfino una riforma della politica agricola comune (più coerente con le priorità dell’Ue).Sul fronte istituzionale, Macron ha manifestato un esplicito sostegno al metodo delle integrazioni differenziate (per impedire a chi procede più lentamente di bloccare chi vuole avanzare più speditamente) e ha rilanciato due proposte, certo non nuove ma di sicuro effetto (oltre che di altrettanto difficile realizzazione): una Commissione a composizione ristretta (non più di 15 membri) e l’elezione dei membri del Parlamento europeo sulla base di liste transnazionali (a partire dai 73 seggi che si renderanno disponibili dopo la Brexit).

Cautela sulla riforma dell’Eurozona.
Più prudenti, e per certi aspetti reticenti, sono invece apparse le proposte sul completamento della governance dell’Euro, come se Macron avesse deliberatamente voluto evitare di aprire un confronto potenzialmente divisivo con la Germania, in una fase in cui a Berlino non c’è un governo in grado di interloquire. Questo spiega la sottolineatura del tema delle responsabilità nazionali e della necessità di riforme strutturali e l’esclusione di forme di mutualizzazione dei debiti pregressi, ma anche l’accenno – formulato solo in termini vaghi – all’idea di un bilancio comune dell’Eurozona (che comunque dovrebbe limitarsi a finanziare programmi comuni di investimento e interventi di stabilizzazione nel caso di shock asimmetrici). E ancora la menzione quasi incidentale al ministro europeo delle Finanze (del quale non a caso si evita di dettagliare compiti e responsabilità) e il silenzio sull’idea di un separato e autonomo parlamento dell’Eurozona (che pure in altre occasioni era stato evocato da parte francese).

Una lezione di concretezza per l’Italia
In primo luogo per il coraggio manifestato nell’affrontare la questione europea con spirito positivo e costruttivo e con una visione di lungo periodo. In un contesto di perdurante incertezza sul futuro dell’Europa, malgrado il quadro più favorevole emerso negli ultimi mesi (basti pensare alle incerte prospettive del negoziato sulla Brexit, al prevalere di istinti nazionalistici in vari Paesi dell’Europa centro-orientale, alla presenza in molti Paesi di formazioni politiche sovraniste e anti-europee), il presidente francese ha confermato la sua determinazione a far coincidere l’interesse della Francia con un’Europa più forte e più protagonista. Non era scontato. E potrebbe essere di ispirazione per quei numerosi politici italiani che si stanno proponendo come candidati premier.In secondo luogo perché, anche se è realistico immaginare che il discorso fosse rivolto soprattutto a un uditorio tedesco (non si spiegherebbe altrimenti la proposta di un rilancio del partenariato franco-tedesco con un nuovo Trattato dell’Eliseo), molte delle proposte di Macron (in materia di sicurezza e difesa, di migrazioni e perfino quelle ancora vaghe in materia di governance dell’euro) coincidono con nostri interessi nazionali. Il governo ha reagito positivamente al manifesto per l’Europa di Macron (e i risultati del Vertice bilaterale di Lione del giorno successivo hanno confermato una ritrovata intesa anche su molti temi europei).

fonte:affarinternazionali.it

a cura di Maria Parente

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