Roma,Montecitorio e la faccenda dei precari:la denuncia di una stagista

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ROMA –  Tutto parte dalla denuncia di una stagista che accusa il deputato di riferimento nell’ordine di non pagarla un euro, di farle proposte indecenti e di pagare al posto suo il figlio di un amico deputato del deputato, figlio che pur pagato non fa un tubo. Si apre uno scenario inquietante che riguarda i precari a Montecitorio.I soldi con cui il precario di Montecitorio va pagato sono di diritto dell’onorevole presso cui il precario lavora.Che poi, se e quando gli va, li gira al precario. Questa è la realtà, da anni. E quindi chi va a fare il precario a Montecitorio firma questo patto col diavolo, firma una condizione di lavoro, retribuzione (ed eventualmente promozione e carriera) assolutamente clientelare.Perché la condizione lavorativa, se non scelta comunque accettata, è quella di un rapporto dove contano semmai la solerzia di esecuzione, l’assoluta fedeltà, la partecipazione alla clientela, il pronto assenso…E in cambio di ciò si viene retribuiti male e poco in denaro ma soprattutto in relazioni (spesso illusorie) con il potere. Chi va a fare il precario a Montecitorio, chi va a fare l’aiutante di campo di un parlamentare non può raccontare a se stesso e al mondo che è andato a fare uno stage in una Università, Istituto di ricerca o azienda ad alta specializzazione. E quindi pretendere, rivendicare lo status di professionista. Status da riconoscere.

a cura di Maria Parente

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