Omicidio Gambirasio:”Yara vittima di una setta”

massimo bossetti ansa-2.jpgROMA – Ezio Denti, criminologo e consulente del pool difensivo di Massimo Bossetti, intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus e poi sentito dal Resto del Carlino ha dichiarato: “Bisogna approfondire il nesso tra il pedofilo di Rimini e l’omicidio di Yara Gambirasio ma dubito che la Procura abbia voglia di farlo”.A cosa si riferisce? All’impiegato 53enne arrestato qui qualche giorno e trovato in possesso di un dossier sulla 13enne di Brembate di Sopra: 40 pagine con in ognuna una foto della giovanissima assassinata associate a filastrocche blasfeme, dove alle parole delle preghiere venivano sostituite oscenità d’ogni tipo.“Quel dossier su Yara è molto interessante. Devo capire con chi l’arrestato si interfacciava e se quella gente può essere legata a Massimo Bossetti, o se ci sono zone di collegamento con quella in cui la ragazzina è stata uccisa” spiega il criminologo che evidenzia come invece nel computer del suo assistito “non sia mai trovato un accesso ad un sito pedopornografico. Gli accessi non si sono mai verificati, è stata fatta una ricerca eccellente e non c’è stato alcun tipo di accesso”.E poi continua: “È una pista che abbiamo sempre seguito, e che con questa indagine su una rete di pedofili prende ancora più consistenza. Anche all’epoca gli inquirenti hanno indagato nell’abito della pedofilia. Sul corpo della giovane vittima sono stati trovati strani segni a croce, sembravano simboli che dovessero rappresentare chissà cosa.E non erano ferite vitali. E poi c’erano quei tagli sui polsi. Sembravano quasi delle ‘firme’ nell’ambito di una setta”. Nonostante il Dna incastri Bossetti, condannato all’ergastolo in due gradi di giudizio, il suo difensore pare intenzionato ad andare avanti con questa pista. “Spero che la procura di Rimini inoltri alla procura di competenza questo materiale, è giusto che venga fatto. Vorremo ottenere qualcosa fuori da quelli che sono i crismi legali, finché si parla di ritagli di giornale è un conto, ma qui si parla di foto e questo è molto strano. Troppo strano”.

a cura di Maria Parente

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