Settimana decisiva in Catalogna

Si apre una settimana decisiva per la disputa tra Barcellona e Madrid sull’indipendenza della Catalogna. Dopo la decisione del governo spagnolo di avviare la procedura di commissariamento della regione, con l’attivazione dell’articolo 155 della Costituzione, il presidente della Generalitat, Charles Puidgemont, che ha parlato di “colpo di Stato”, ha chiesto la convocazione di una riunione del Parlament.Così i partiti catalani si riuniscono oggi per discutere i prossimi passi da intraprendere. Una riunione durante la quale potrebbe essere deciso di dichiarare l’indipendenza a seguito del referendum del 1 ottobre. “Quello che succederà ora, con l’accordo di tutti e tutti uniti, sarà che annunceremo cosa faremo e come”, ha detto il portavoce del governo catalano, Jordi Turull, escludendo che la Generalitat prenda in considerazione la convocazione di elezioni regionali, dopo il “colpo di Stato contro le istituzioni catalane” da parte di Madrid.

Catalogna

Tra le decisioni possibili anche la piena approvazione della dichiarazione di indipendenza perché “non si può escludere alcuno scenario”, ha aggiunto Turull, precisando però che “prenderemo le decisioni con i gruppi parlamentari”. Da parte sua il governo di Madrid guidato da Mariano Rajoy sostiene di non aver avuto altra possibilità che di fare ricorso, per la prima volta nella storia spagnola, all’art. 155 che gli consente di esautorare gli organi istituzionali della regione catalana. Madrid potrebbe prendere il controllo della forza di polizia catalana e indire nuove elezioni entro sei mesi.La procedura “segue rigorosamente i dettami della Costituzione”, ha precisato il ministro degli Esteri spagnolo, Alfonso Dastis, il quale rispondendo a Pudigemont ha sottolineato che “se c’è stato un colpo di Stato, è stato portato avanti” proprio dal leader catalano. Intanto il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, nel corso di un intervento alla festa del Foglio a Firenze, ha avvertito che “nessun Paese europeo riconoscerà la Catalogna come Paese indipendente”. Le piccole patrie, ha detto in un’intervista, “sono un retaggio del passato e non tutelano gli interessi dei cittadini”.

a cura di Maria Parente

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