Cannabis, Gimbe: “Poche certezze su uso terapeutico per dolore cronico”

Above Marijuana Cannabis Plant Growing Indoor Growing Facility

Tante speranze, ma poche certezze: a oggi ci sono scarse evidenze scientifiche sui potenziali benefici e rischi della cannabis terapeutica negli adulti con dolore cronico. E’ la conclusione della Fondazione Gimbe che, dopo un approfondito processo di ricerca e selezione della letteratura, che ha incluso 13 revisioni sistematiche e 62 studi, ha messo a punto un Position Statement sul tema, in attesa dell’approvazione del Ddl ‘Disposizioni concernenti la coltivazione e la somministrazione della cannabis a uso medico’, in dirittura d’arrivo al Senato. Rispetto ai rischi, nei pazienti con dolore cronico la cannabis si associa al rischio di eventi avversi a breve termine: sia frequenti e lievi (per esempio vertigini, senso di stordimento), sia rari e severi (per esempio tentato suicidio, paranoia, agitazione). Tuttavia, le evidenze sui rischi della cannabis derivano soprattutto da studi condotti nella popolazione generale, evidenzia la Fondazione. Nei giovani adulti il fumo occasionale di cannabis non influenza negativamente la funzionalità polmonare sino a 20 anni di follow-up, ma le evidenze sono insufficienti sul rischio di eventi cardiovascolari e di tumori. Meglio documentati, invece, i rischi per la salute mentale: l’uso di cannabis si associa allo sviluppo di sintomi psicotici e di esacerbazioni di sintomi maniacali nel disturbo bipolare; l’intossicazione acuta aumenta il rischio di incidenti con veicoli a motore e l’uso a lungo termine influenza negativamente le funzioni cognitive e si associa con una grave forma di vomito ciclico.Dal 14 dicembre 2016 – ricorda la Fondazione – è disponibile in Italia, per la prescrizione di preparazioni magistrali, la cannabis Fm2 prodotta dallo stabilimento Chimico farmaceutico militare di Firenze e contenente tetraidrocannabinolo (Thc) e cannabidiolo (Cbd).  La circolare sottolinea che “la cannabis è un trattamento sintomatico di supporto a quelli standard, quando non hanno prodotto gli effetti desiderati o hanno provocato effetti secondari non tollerabili o necessitano di incrementi posologici che potrebbero determinare effetti collaterali”.

a cura di Maria Parente

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