Ue: l’Europa nella stagione degli indipendentismi

È una stagione di indipendentismi, questa, per l’Europa. Il referendum per l’indipendenza della Catalogna ha infiammato il dibattito politico di quest’autunno, con opinionisti spagnoli e internazionali schierati al fianco, o contro, la presa di posizione dei cittadini della Comunità autonoma. Pochi giorni dopo, il referendum consultivo lombardo e veneto ha rimesso di nuovo al centro, pur in forma diversa, il tema degli indipendentismi, tra istanze economico-finanziarie e culturali.Sono solo le manifestazioni più recenti di una frammentarietà che, prima ancora che europea, è innanzitutto interna ai singoli Stati. Solo sei anni fa, nel 2011, il gruppo terroristico e separatista basco Eta deponeva le armi, mettendo fine alla sua guerriglia con la Spagna. Seguito dal Fronte Nazionale per la Liberazione della Corsica, che nel 2016 si è risolto a concludere 40 anni di lotta armata.Il 2017 ha risvegliato lo spirito indipendentista nei cittadini di molti Paesi europei. A marzo in Irlanda del Nord, nelle elezioni per il rinnovo del Parlamento, il partito indipendentista Sinn Féin (letteralmente “noi stessi”) ha sfiorato il pareggio con il Partito Democratico Unionista, ottenendo quasi lo stesso numero di seggi. E solo pochi giorni fa, il 10 dicembre, la coalizione Pè a Corsica, un’alleanza di partiti nazionalisti che chiede una maggiore autonomia della Corsica rispetto alla Francia, si è imposta al secondo turno delle elezioni regionali.

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Tornando alla Catalogna, che ora attende le elezioni del 21 dicembre, si era detto favorevole all’indipendenza il 90% dei votanti, seppure a fronte di un’affluenza del 42% in una giornata di scontri e confusione. Infine, guardando all’Italia, anche i risultati dei due referendum consultivi – per una maggiore autonomia da Roma, e non per l’indipendenza – sono significativi: in Lombardia i Sì hanno vinto con il 90% e un’affluenza del 38%, in Veneto, hanno votato per l’autonomia il 95% di quanti si sono recati alle urne, con un’affluenza del 57%.Ogni movimento separatista ha una sua storia e proprie motivazioni: spesso identitarie – linguistiche e culturali, spesso economiche con la richiesta di una maggiore autonomia fiscale. Sta di fatto che non solo l’Unione europea fatica a chiamarsi “unita” – per le differenze tra gli Stati che vi appartengono – ma anche gli stessi Paesi membri, per le diverse anime che li abitano.

a cura di Maria Parente

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