Lavoro, 2018 a passo lento. Le nuove assunzioni attese soprattutto in agricoltura e costruzioni

Quel milione di posti di lavoro creati e che Matteo Renzi rivendica, teniamoceli stretti. Perché secondo uno studio di ManpowerGroup, leader mondiale nell’intermediazione di lavoro, la crescita occupazionale nel prossimo anno avrà un andamento lento, se non piatto. Tra perdite e nuovi ingressi le previsioni per i primi mesi del 2018 danno uno zero tondo. Quello che ci aspetta è dunque un mercato del lavoro piatto, più sulla difensiva, che all’attacco. La ricerca di Manpower non scaturisce da un’analisi delle prossime variabili economiche, ma da interviste dirette fatte a mille tra grandi, medi e piccoli imprenditori. “I dati che emergono dal nostro sondaggio – spiega Stefano Scabbio, presidente area mediterraneo Nord Est Europa di ManpowerGroup – mostrano che nel primo trimestre del 2018 non sono prevedibili sostanziosi cambiamenti migliorativi nell’andamento delle assunizioni. I datori di lavoro assumono personale solo quando necessario per essere agili nel breve periodo. Ma in Italia, come in altri Paesi esaminati a un clima economico instabile corrisponde l’instabilità del mercato del lavoro”.  Tant’è che solo il 6% dei datori di lavoro prevede un aumento dei posti, mentre il 7% dovrà tagliare l’organico e l’84% non prevede cambiamenti nei prossimi mesi. Un quadro non incoraggiante che però varia da settore a settore e anche da un punto di vista geografico.

L’anno della terra e dell’agricoltura.Secondo il sondaggio il settore agricolo vedrà un aumento del 7% dell’occupazione, grazie alle performance positive e all’incremento dell’export dei prodotti agroalimnetari. E anche l’entrata a regime degli incentivi per gli investimenti alle imprese darà una nuova spinta. A incidere positivamente sulle previsioni c’è anche la crescita dei prodotti biodinamici e certificati. Una previsione confermata anche da Coldiretti. “Le previsioni per il 2018 sono una conferma della dinamicità del settore – dichiara Roberto Moncaldo, presidente di Coldiretti – che negli ultimi anni è stato capace di attrarre moltissimi giovani sia per fare una esperienza di lavoro come dipendenti che per esprimere creatività imprenditoriale. Un settore che cresce anche grazie alla presenza dei giovani”.

Costruzioni. E’ il settore che forse negli ultimi anni ha pagato di più in termini di calo occupazionale. Ma dal prossimo anno potrebbe esserci una ripresa che si tradurrà in una crescita del 7% dei posti di lavoro. Uno scatto in avanti potrebbe arrivare dai molteplici fattori di sostegno agli investimenti che sta portando a una ripresa del mercato immobiliare residenziale. Per tutti gli altri settori, al contrario, le prospettive occupazionali, sono tutte col segno meno, o piatte. Quindi più che assunzioni, i datori di lavoro prevedono tagli o nessun incremento occupazionale. A creare posti di lavoro aggiuntivi saranno più le grandi aziende (oltre 250 dipendenti), che le piccole e medie. E la cresciata occupazionale riguarderà soprattutto le regioni del Nord Est, stabile il resto del Paese con punte più basse al Sud.

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I profili più richiesti. Chef, ingegneri per la logistica, software developer e sales consultant saranno le figure professionali più richieste nel 2018. I profili emergenti saranno invece quelli di Data labelling specialist, programmatic manager e machine learning engineer. Ma cosa fanno queste nuove figure professionali? Il data labelling specialist si occupa di raccogliere i dati grezzi, li pulisce, li organizza e li rende accessibili alle macchine che poi li lavoreranno. Lavora con il learning engineer che reperisce i dati e le informazioni relative a uno specifico business. Il programmatic manager è al contrario una figura professionale complessa e articolata che richiede competenze tecniche elevate e capacità di business.

a cura di Maria Parente

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