Usa: tasse, Trump fa un regalo di Natale all’America ricca

Alla fine ce l’ha fatta. Donald Trump è riuscito a far approvare la propria riforma fiscale. Un risultato importante, vista la centralità che questo elemento ha sempre presentato nel programma elettorale del miliardario che voleva diventare presidente. In realtà, il testo licenziato dal Congresso la settimana scorsa risulta leggermente annacquato rispetto al disegno originario. Ciononostante, l’anima della legge resta quella voluta da Trump: una riforma all’insegna di una radicale defiscalizzazione, nel più puro stile reaganiano.o.439422.jpg

I contenuti della riforma, pro e contro
L’aliquota delle tasse sulle imprese è stata drasticamente ridotta dal 35% al 21%: una misura con cui il presidente mira evidentemente a sostenere le piccole e medie imprese (un mondo che costituisce buona parte del suo zoccolo duro elettorale). Senza dimenticare che, nelle intenzioni della Casa Bianca, questa strategia dovrebbe determinare sostanziosi aumenti salariali. In secondo luogo, è stata introdotta una semplificazione delle aliquote sull’imposta individuale: una misura volta a favorire sia i ceti abbienti che la classe media.Non solo meno tasse. Nel pacchetto di provvedimenti votato dal Congresso è stato inserito anche lo smantellamento di alcune parti della riforma sanitaria di Barack Obama: quella stessa Obamacare che i repubblicani, in preda a ripicche e faide intestine, non erano riusciti invece ad abolire la scorsa estate. Nella fattispecie, ad essere cancellato risulta l’obbligo per i cittadini di munirsi di un’assicurazione sanitaria: un elemento  che il partito dell’elefante ha sempre osteggiato, considerandolo un inaccettabile esempio di invasività statalista.I democratici all’opposizione, ovviamente, vanno all’attacco. Per loro, questa riforma fiscale altro non si rivela se non un odioso favore per le classi agiate. Gli stessi sondaggi mostrano poi come questa legge risulterebbe piuttosto impopolare tra gli elettori. Senza dimenticare le numerose critiche piovute sul capo di Trump proprio in materia di sanità. Del resto, anche tra i repubblicani qualche malumore si respira: in particolare, da parte dei cosiddetti “conservatori fiscali”, secondo cui una simile detassazione finirà inevitabilmente con l’aumentare il già ciclopico debito pubblico statunitense (una storia già vista, d’altronde, ai tempi di Reagan).

Un successo interno per Trump, fra grane e smacchi
Eppure, Trump esulta. Con la vittoria sulla riduzione delle tasse, il magnate presidente ha conseguito il primo vero obiettivo politico della sua presidenza: ha mantenuto una promessa elettorale ed è riuscito a far approvare una norma di peso, che – nel bene o nel male – lascerà il segno nel contesto politico-economico degli Stati Uniti d’America.Trump riesce così a rafforzare la propria posizione in politica interna, in un momento non proprio semplice per lui. Non soltanto a causa dell’inchiesta Russiagate, ma anche a causa di alcune pesanti sconfitte che il Partito repubblicano ha subìto nelle ultime settimane: dalle elezioni dei governatori in Virginia e New Jersey alle suppletive per il Senato in Alabama. Per quanto si notino alcuni segnali di distensione tra il miliardario e l’establishment, Trump risulta invece ancora troppo divisivo. Un grattacapo non di poco conto. Soprattutto per un uomo che, probabilmente, sta già guardando alle presidenziali del 2020.

a cura di Maria Parente

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