Italia: campagna, moratoria promesse non sostenibili

Nei giorni scorsi le preoccupazioni (comprensibili  e condivisibili), espresse da alcuni membri della Commissione europea, per il quadro politico che potrebbe emergere in Italia dopo le elezioni del 4 marzo hanno suscitato le prevedibili reazioni di protesta  di vari esponenti politici italiani. Non sono mancate le consuete accuse alla Commissione di indebita interferenza nelle vicende interne di un Paese sovrano. Eppure le dichiarazioni di Moscovici, Katainen e Timmermans altro non facevano che riflettere una preoccupazione diffusa presso i nostri partners europei, non solo per l’incertezza del quadro politico del dopo elezioni,  ma anche  per i contenuti di una campagna elettorale prevalentemente condotta all’insegna della irresponsabilità e della superficialità.

Voting slip putting a cross in a box

Polemiche, margini di manovra e vincoli esterni
Quindi le polemiche dei giorni scorsi sulle presunte interferenze della Commissione europea hanno perlomeno avuto il merito di riportare al centro dell’attenzione (ma per quanto?) il tema del vincolo esterno e dei margini di manovra che un Paese membro dell’Unione europea e di una Unione economica e monetaria  può permettersi, senza rimettere in discussione la tenuta dell’edifico comune. E hanno avuto l’effetto di sospendere per qualche giorno il fuoco di fila di promesse tanto mirabolanti quanto infondate e di attirare l’attenzione sulla questione della collocazione internazionale del Paese e delle scelte che attendono il prossimo Esecutivo nel contesto europeo e internazionale, ricordandoci che chiunque avrà responsabilità di governo dopo il 4 marzo dovrà confrontarsi con le complessità e le criticità di un contesto europeo e internazionale in cui l’ Italia è pienamente integrata.

Le incognite dell’atteggiamento verso Trump e Putin e la Cina
Ma sorprende ugualmente che nessuno si chieda seriamente come dovrà reagire l’ Italia (e  l’Europa) di fronte a un presidente americano, Donald Trump, che sembra meno disponibile  a continuare a garantire, come nel passato, la sicurezza dell’Europa (e quindi dell’Italia), che ha rimesso in discussione il proprio impegno nel contrasto al cambiamento  climatico, che ha contestato i vantaggi di una liberalizzazione del  commercio internazionale,  che sta avviando un preoccupante programma di riarmo convenzionale e nucleare, che si muove sullo scenario internazionale incurante delle posizioni degli alleati, unicamente ispirato dal criterio della tutela dell’interesse nazionale americano.Sorprende infine che la Cina, destinata a breve termine a diventare la prima potenza economica del mondo, e comunque ormai un protagonista a pieno titolo della scena internazionale, continui a rimanere una sorta di oggetto misterioso nel dibattito politico nazionale, evocata al massimo se si tratta di decidere se ci convenga stimolare o limitare gli investimenti cinesi in Italia.

Superficialità e strumentalità del dibattito sui rapporti Italia/Ue
Certo fa eccezione il tema del rapporto con l’Europa, che è sì presente nel dibattito pre-elettorale, ma con argomentazioni troppo spesso superficiali e strumentali e comunque troppo legate a scelte di politica interna e spesso utilizzate con una “vis polemica” che lascia trasparire una fin troppo facile e scontata tendenza a scaricare su Bruxelles responsabilità nazionali. Anche sull’Europa, quindi, nessuna progettualità, nessuna visione di lungo periodo, nessun impegno programmatico degno di questo nome, nessun serio tentativo di inserirsi  con proposte credibili nel dibattito ormai già avviato sul governo dell’economia, sulla gestione dei flussi migratori, sulla sicurezza o sulle responsabilità dell’Europa nel campo della difesa.

La sfida di stare al passo di Francia e Germania
Ed è proprio sull’Europa,  sulle sfide che il Vecchio Continente dovrà affrontare se vorrà attrezzarsi per stare al passo con le altre grandi economie del mondo, e sul ruolo che l’ Italia vorrà svolgere in questa partita, che  preoccupa di più  l’assenza di un dibattito serio in un Paese come il nostro, che rappresenta comunque la terza potenza continentale.Francia e Germania stanno per ripartire sul governo dell’economia e delle moneta comune, sulla difesa comune e sulle migrazioni. Emmanuel Macron ha vinto la campagna per le presidenziali con un programma convintamente europeista. In Germania l’accordo tra Cdu, Csu  e Spd per una riedizione delle grande coalizione, ancorché sottoposto al giudizio degli iscritti,  si apre significativamente con varie pagine dedicate al futuro dell’Unione europea e al ruolo della Germania in Europa. E l’ Italia saprà stare al passo con un sua credibile capacità propositiva? A giudicare dalla campagna elettorale c’è da temere il contrario.

a cura di Maria Parente

 

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