Dalla filiera della salute l’11% del Pil: white economy driver dell’economia italiana

La “white economy” è ormai un potente driver dell’economia italiana che contribuisce al Pil nazionale per il 10,7%, dando lavoro ad oltre 2,4 milioni di persone, pari a circa il 10% dell’occupazione complessiva. Una filiera pubblica e privata, quella della salute, che produce qualità della vita portando l’Italia ai primi posti nel mondo per numero di anni vissuti senza malattie o infortuni. Che contribuisce alla ricchezza nazionale. E che ha il vantaggio di essere anticiclica, come dimostrano gli aumenti a due cifre messi a segno in questi anni di crisi su export, fatturato e valore aggiunto. È questa la fotografia che emerge dal Rapporto di Confindustria sulla filiera della salute, presentato questa mattina a Roma, realizzato insieme alle Associazioni confederali di categoria che rappresentano la filiera stessa (Aiop, Assobiomedica, Farmindustria, Federchimica e Federterme).

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«La filiera salute non è un semplice settore economico ma un driver – sottolinea Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria – come le infrastrutture. Perché impatta sulla società. E in una società che invecchia dobbiamo fare un salto di qualità e competenza: il costo deve diventare un investimento, una opportunità, un’idea di società del futuro ma anche un grande contributo per attrarre ricchezza del paese. Abbiamo scoperto come l’industria della filiera della salute può essere un driver anche per l’export del paese. Ed export significa attrarre ricchezza».Risultati economici e non solo ottenuti grazie a un mix di welfare, cure ospedaliere di qualità, assistenza primaria in evoluzione, compreso il settore termale e della riabilitazione, e un’industria che investe nell’innovazione farmaceutica, diagnostica e biomedica circa 2,8 miliardi di euro, ovvero il 13% del totale degli investimenti in ricerca e innovazione in Italia. Insomma un network di eccellenze interconnesse, che parte dai laboratori accademici e dalla ricerca non profit, passa per le start up industriali e le imprese dell’Ict. Un’alleanza tra attori diversi all’insegna della “open innovation” (un esempio è il Cluster tecnologico nazionale di scienze della vita Alisei) che ha condotto l’Italia ad assumere un ruolo di leadership sul fronte delle terapie avanzate (tre farmaci biotech su sei approvati nell’Ue sono stati sviluppati in Italia) e della diagnostica biotecnologica, che ha avuto una forte accelerazione consentendo la diagnosi di malattie delle quali si ignorava l’esistenza. E il risultato finale di questa magia è il bene più grande, la salute e il benessere dei cittadini.

a cura di Maria Parente

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