Migliaia in piazza contro Trump: 15 manifestanti arrestati

237px-Official_Portrait_of_President_Donald_TrumpA qualcuno prorpio non è andata giù. Nonostante gli appelli all’unità del presidente Barack Obama e della candidata sconfitta, la democratica Hillary Clinton, in numerose città degli Usa sono esplose proteste di piazzaper contestare l’elezione alla Casa Bianca del repubblicano Donald Trump. Nelle città più grandi come New York, Chicago, San Francisco e Los Angeles ai cortei hanno partecipato alcune migliaia di persone. Contro “il razzismo, la misoginia, le xenofobia, l’islamofobia…”, recitavano cartelli sventolati davanti alla Trump Tower di Manhattan, nella Grande Mela, dove almeno quattro persone sono state arrestate.  Molti facevano riferimento alla vittoria popolare della Clinton che non è però riuscita ad ottenere la maggioranza dei 538 grandi elettori necessaria per vincere la Casa Bianca. Manifestazioni di protesta anche a Seattle, Okland, Filadelfia e Washington Dc. Gli agenti di polizia riferiscono che 15 manifestanti sono stati arrestati per disturbo della quiete pubblica.  Forte la protesta soprattutto a Los Angeles dove almeno 13 persone sono state arrestate. L’ha riferito l’ufficiale della polizia Tony Im, secondo quanto scrive il Los Angeles Times. Migliaia le persone scese in piazza nella grande città californiana. Molti brandivano cartelli con lo slogan “Not my president!” (“Non è il mio presidente!”). Alcune centinaia di dimostranti hanno bloccato una grande arteria di comunicazione, provocando code per chilometri. I poliziotti, in tenute antisommossa, hanno ordinato di sgomberare, ma parte dei dimostranti non si sono spostati. Innalzando bandiere Usa e messicane hanno alzato le mani. Attorno alla mezzanotte locale, la polizia – che aveva in dotazione proiettili di gomma – è intervenuta nei confronti dei dimostranti, operando gli arresti
I portavoce di Trump hanno declinato le richieste di commenti.

Hillary Clinton: dobbiamo dare una chance a Trump

“Dobbiamo accettare questo risultato… Donald Trump sarà il nostro presidente. Gli dobbiamo una mentalità aperta ad una chance”. Così Hillary Clinton all’indomani della sconfitta. Ha incoraggiato le donne a non arrendersi per rompere quel “soffitto di cristallo”, cosi’ come sperava di fare lei. Per non alimentare tensioni, si è guardata dal menzionare la sua vittoria popolare. In termini di consenso da parte dei singoli cittadini, l’ex first lady ha ottenuto il 47,7% contro il 47,5% del rivale, pari a circa 200.000 voti in più, anche se si tratta ancora di dati in evoluzione.  E’ la quarta volta che un presidente americano non viene eletto pur ottenendo il maggior numero dei voti popolari. E’ l’effetto dell’elezione indiretta. Nel 2000 il repubblicano George W. Bush ebbe la meglio sul democratico Al Gore per 5 grandi elettori ma perse nel voto popolare per oltre mezzo milione di voti. “Un intervento davvero di classe…un passo importante per riunire il Paese”. Così il portavoce della campagna di Trump, Jason Miller, via Twitter, commentando il discorso della sconfitta di Hillary.

Obama, una transizione morbida

“Ora tifiamo tuti per il suo successo nel riunire questo Paese”. Così il presidente Obama sottolineando come “il pacifico passaggo del potere sia “una caratteristica della democrazia”. Non è un segreto che io e Trump abbiamo posizioni decisamente differenti    ma ora dobbiamo unire il Paese – ha insistito – e lavorare per una transizione di successo”.

Mercati finanziari, la paura è durata poco

Gli appelli all’unita’, la prospettiva di tagli alle tasse e di investimenti in infrastutture sono bastati a rassicurare i mercati mondiali, dopo l’iniziale panico scatenato dalla vittoria, a sorpresa, di Trump. Wall Street ha chiuso in positivo con il Dow Jones che ha guadagnato l’1,38% e il tecnologico Nasdaq l’1,1%.

Le ipotesi sulla squadra di Trump

Ma quali saranno tutti gli uomini del presidente? Dall’ex sindaco di New York, Rudy Giuliani, (alla Giustizia o alla Sicurezza Interna) all’ex di Goldman Sachs, Steven Mnuchin, al Tesoro. Sono tra i papabili della squadra di governo Trump, secondo ilPolitico. Tra gli altri, l’ex controverso Speaker della Camera dei Rappresentanti,  Newt Gingrich , come possibile Segretario di Stato, e Forrest Lucas, il 74enne co-fondatore della società petrolifera Lucas Oil,  in pole per gli Interni, che negli Stati Uniti è il dipartimento che si occupa della tutela del territorio e quindi delle concessioni petrolifere e minerarie.  Tra i nomi di punta per la poltrona di procuratore generale (capo del dipartimento di Giustizia) figura anche il responsabile della squadra di transizione di Trump, il governatore del New Jersey Chris Christie. Il futuro presidente dovrà riempire almeno 4.000 posti di nomina pubblica.

I primi passi del neo presidente

Alle 11 Trump sara’ ricevuto da Obama nello Studio Ovale mentre la moglie, Melania, sarà accolta nelle residenza privata della Casa Bianca dalla first lady uscente, Michelle Obama. Poi Trump dovrebbe vedere lo Speaker della Camera dei Rappresentanti, Paul Ryan. Il prossimo 17 novembre, Trump incontrerà a New York il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, con il quale ha parlato al telefono, come riporta la France-Presse. Non solo. Il presidente messicano, Enrique Pena Nieto, ha annunciato che lui e il presidente eletto degli Stati uniti Donald Trump, la cui retorica anti-immigrati ha fatto infuriare i messicani durante la campagna elettorale, hanno concordato d’incontrarsi per discutere il futuro delle relazioni bilaterali. Pena Nieto, che ha respinto la richiesta di Trump che il Messico paghi per un muro al confine, ha dichiarato di aver avuto una telefonata “cordiale, amichevole e rispettosa” nella quale ha fatto le sue congratulazioni a Trump per la vittoria alle presidenziali.

a cura di Giuseppe Catapano

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