Libertà religiosa: lo stimolo di Francesco per una legge in Italia

Papa Francesco potrebbe aiutare l’Italia ad avere una legge sulla libertà religiosa e di coscienza, sempre in gestazione e mai partorita. A ipotizzare che questo che stiamo vivendo possa essere il momento più favorevole, proprio per la presenza sul soglio pontificio di un reggente aperto e dinamico, attento ai processi storici e culturali che investono anche i mondi religiosi, sono il giurista Gustavo Zagrebelsky e Valdo Spini, firmatario di un disegno di legge fermo nei cassetti.papa_francesco_lutero_750.jpg_982521881

Un principio giuridico, culturale e sociale più ampio
A Torino, riuniti dal Centro culturale protestante e dalla Comunità ebraica per parlare dei 170 anni dello Statuto Albertino e degli 80 anni che ci separano dalla promulgazione delle leggi razziali, entrambi si sono detti fiduciosi e convinti che se a protestanti ed ebrei si unissero anche i cattolici in questa battaglia l’Italia potrebbe avere il tassello legislativo mancante per ottemperare a pieno all’articolo 3 della Costituzione, assertore dell’uguaglianza di tutti i cittadini a prescindere da ogni distinzione, non ultima quella religiosa.

La revisione del Concordato del 1929 a opera del governo Craxi, presidente Pertini, e l’avvio delle Intese non sono sufficienti a mettere nero su bianco l’affermazione di un principio che vuol essere insieme giuridico, culturale e sociale: la libertà di coscienza e la perfetta parità tra le persone. Un principio – osserva Zagrebelsky – che non è menzionato dalla Carta costituzionale, come se facesse più paura della libertà religiosa. Eppure la prima è a fondamento della seconda tanto è universale e inclusiva di credenti e non credenti, di fedi diverse che convivono pacificamente.

Un percorso che lascia ancora fuori i musulmani
Data 21 febbraio 1984 la prima Intesa, firmata con la Tavola Valdese, che dava seguito al III comma dell’articolo 8 della Costituzione. Ad oggi – ha ricordato Spini – se ne contano 12, ma per coloro, come gli islamici, che ne sono privi resta in vigore la legge fascista del ’29-’30, se pur riveduta e corretta da successivi interventi del legislatore.

Sulla base di un diritto anacronistico e tutt’altro che democratico, si legittimano la chiusura o la mancata autorizzazione di luoghi di culto e si ratifica di fatto una situazione di disparità. “Una caratteristica della democrazia – rileva Zagrebelsky – è che essa è il regime comune del demos, non ci possono essere parti separate. I regimi basati sugli accordi, siano essi concordati o intese, hanno come conseguenza una contraddizione in cui la democrazia diventa sommatoria di parti. E’ un sistema che divide la società, inserisce un elemento disgregatore della democrazia, produce frammentazione. La democrazia è il regime nel quale il singolo non può pensare di salvarsi da solo”.

Una legge generale sulla libertà religiosa – secondo Zagrebelsky –, che superi il sistema degli accordi, andrebbe in questa direzione, sarebbe una legge che troverebbe il suo fondamento su un’idea di democrazia come Stato dove le sorti dei cittadini sono interdipendenti, dove non può avere spazio, per singoli individui o aggregazioni, il “mi salvo da solo”.

a cura di Maria Parente

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