Giosuè Ruotolo “era nel parcheggio dove furono uccisi Trifone Ragone e Teresa Costanza”. Le motivazioni dei giudici

giosue-ruotolo-trifone-ragone-teresa-costanza-min-300x193.jpgGiosuè Ruotolo “era presente nel parcheggio al momento dell’omicidio” della coppia di fidanzati Teresa Costanza e Trifone Ragone, uccisi a colpi di pistola la sera del 17 marzo 2015. Lo scrivono i giudici della Corte d’Assise del tribunale di Udine nelle 260 pagine di motivazione della sentenza con cui hanno condannato all’ergastolo con due anni di isolamento diurno il giovane di 28 anni, ritenendolo colpevole del duplice omicidio dell’ex coinquilino, il militare di Adelfia (Bari) e della sua fidanzata.

“Ogni diversa ricostruzione del tempo in cui Ruotolo si sarebbe mosso dal parcheggio, proposta dalla difesa – si legge in sentenza, riportata dall’Ansa – prevede velocità della vettura illogiche di per sé e incoerenti con dati di fatto inequivoci”. La presenza dell’unico imputato sul luogo del delitto è uno degli indizi emersi considerati dai giudici e che “per la loro gravità, univocità e concordanza, consentono di attribuire – si legge ancora -, al di là di ogni ragionevole dubbio a Giosuè Ruotolo l’azione omicidiaria”.

“Poiché la vettura di Ruotolo era ancora presente nel parcheggio al momento dell’omicidio, se non fosse stato lui l’omicida avrebbe dovuto vedere l’omicidio”, scrivono ancora i giudici della Corte d’Assise. “La presenza di una vettura con caratteristiche analoghe a quella di Ruotolo viene rilevata da un teste, Protani, immediatamente dopo gli spari, in un luogo in cui poteva essere collocata solo la macchina dell’omicida, cioè immediatamente dietro quella delle vittime”, motivano ritenendolo un elemento indiziario “preciso e non suscettibile di diversa interpretazione”.

Per la Corte d’Assise, anche la “presenza di Ruotolo dove verrà trovata la pistola e la sosta compatibile con il percorso necessario a raggiungere un punto idoneo a gettare l’arma nel laghetto, immediatamente dopo l’omicidio, è ulteriore elemento di per sé grave e concordante con quelli sopra indicati”. Mentre è giudicata come “incoerente con il luogo di rinvenimento dell’arma” l’ipotesi di “un diverso omicida che si allontana da Pordenone”.

a cura di Maria Parente

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