Elezioni 2018, quale maggioranza? Salvini o Di Maio: seggio per seggio, tre scenari possibili

PicMonkey-Collagegiustovero-619x368ROMA – I numeri non sono ancora definitivi, ma sono limature: la nuova composizione politica del Parlamento uscita dal voto del 4 marzo consente di verificare gli attuali rapporti di forza. Legittimamente possono dire di aver vinto Salvini (Lega) e Luigi Di Maio (M5S): il primo si è guadagnato la leadership di un centrodestra che, come coalizione, ha ottenuto il maggior numero di seggi, il secondo ha condotto il Movimento ad essere il partito più votato d’Italia.

Camera: M5S 221 seggi, Centrodestra 260 seggi, Centrosinistra 112 seggi. Senato: M5S 112 seggi, Centrodestra 135 seggi, Centrosinistra 57 seggi.

Entrambi, Salvini e Di Maio, aspirano altrettanto legittimamente a guidare un nuovo governo, a ricevere l’incarico dal Presidente della Repubblica: sempre che portino con sé la dote necessaria, ovvero un programma o un accordo sui quali ci sia la convergenza di almeno 316 deputati e 158 senatori.

Escluso una grande coalizione Pd-Forza Italia. E qui comincia il rebus: a partire dal comportamento della truppa dei parlamentari Pd (il vero sconfitto delle elezioni) visto che la carta della grande coalizione Pd-Forza Italia (molto reclamizzata prima del voto) non arriverebbe che a 110 senatori.

Governo di centrodestra a guida Salvini. E’ la soluzione preferita dal leader della Lega che ha escluso maggioranze “strane”, diverse cioè dall’alleanza con cui si è presentato al voto. Un no a Di Maio, insomma. Per ottenere la maggioranza servono un po’ più di 50 deputati e un po’ più di venti senatori: in Parlamento può cercarli tra gli eletti ma impresentabili del M5S e spezzoni centristi, difficile tra gli eletti Pd perché Salvini premier significherebbe governo molto connotato a destra.

Governo M5S-Pd (de-renzizzato). Nei numeri la maggioranza con più chance, politicamente molto più complicato. Renzi si è dimesso da segretario ma vuol condurre le operazioni fino alla formazione del nuovo esecutivo ed esclude accordi di qualsiasi titolo. I 5 Stelle aspettano di vedere come evolve la situazione nel Pd: una coalizione M5S-Pd, magari con l’apporto di Leu, potrebbe contare su 351 seggi alla Camera e 171 al Senato. Una maggioranza ampia a Montecitorio e sufficiente a Palazzo Madama.

Salvini-Di Maio insieme. I due vincitori unire le forze? Da un punto di vista numerico un accordo tra Lega e 5 Stelle garantirebbe circa 170 seggi al Senato e 350/2 alla Camera. Con la dote FdI la dote aumenterebbe. Da un punto di vista politico un asse così esplicitamente euro-scettico e “populista” isolerebbe l’italia esponendola alla sfiducia dei mercati e delle istituzioni europee. E poi, chi farebbe il leader?

Gara a “non” andare al Governo. Tutte le soluzioni elencate sembrano percorribili, al momento, solo come ipotesi di scuola: stante una legge elettorale che ha esaltato la differenza e lo spirito di competizione e visto che un impasse senza vie di fuga potrebbe portare a nuove elezioni, la guida di un governo significherebbe esser rimasti con il classico cerino in mano. Michele Ainis sottolineava acutamente infatti che si prospetta una gara a “non” andare al governo.

a cura di Maria Parente

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