Apnee notturne per 6 milioni italiani, danno per la salute e sul lavoro

LA SINDROME delle apnee ostruttive nel sonno (Osas) è talmente diffusa che i numeri delle persone colpite sono paragonabili a quelli che riguardano il diabete. Secondo uno studio durato due anni (2016-2017) sulla più ampia popolazione italiana mai studiata per questa patologia – 11mila autotrasportatori italiani maschi – sarebbe soprattutto la popolazione maschile tra i 40 e i 70 anni ad essere colpita e si stima che circa 6 milioni di uomini in età lavorativa siano affetti da Osas. I dati completi saranno presentati a Roma durante il Convegno “Prevenzione dell’Osas: guadagno in benessere e salute e risparmio nella vita e sul lavoro”, che farà da apripista alla Giornata mondiale del sonno, in programma il 16 marzo.
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• RIPERCUSSIONI NEGATIVE SULLE PERFORMANCE LAVORATIVE 
La ricerca, frutto di una collaborazione fra due enti istituzionali – il Ministero delle infrastrutture e trasporti e il Dipartimento di neuroscienze, riabilitazione, oftalmologia, genetica e scienze materno-infantili dell’università di Genova – sottoline come oltre la metà degli autotrasportatori italiani (55%) è a rischio di Osas, e chi già ne soffre presenta un rischio 7 volte maggiore di avere scarse performance lavorative. Senza contare il rischio – doppio – di incorrere in incidenti stradali e il costo che grava sulla società per la mancata prevenzione, diagnosi e trattamento della Osas: “Se in Italia i cinque-sei milioni di potenziali pazienti Osas venissero adeguatamente trattati – spiega Sergio Garbarino, responsabile scientifico dello studio – permetterebbero un risparmio annuo di oltre 15 miliardi di euro, quasi l’equivalente dell’ultima manovra finanziaria”.
• UNA MALATTIA SILENZIOSA
Accorgersi di soffrire di Osas non è facile, anche perché spesso alcuni sintomi come sonnolenza diurna o russamento, possono essere imputati a una semplice nottataccia. “È una malattia subdola: ad accorgersene – spiega Loreta Di Michele, pneumologa affiliata all’ospedale San Camillo di Roma – è spesso il coniuge della persona che soffre di questo disturbo, caratterizzato da russamento intermittente e solo nei casi più gravi da improvvisi risvegli causati da un senso di soffocamento. Un sintomo frequente del disturbo da apnee notturne è la necessità di urinare durante la notte: il cuore, in conseguenza delle ripetute apnee, produce un ormone diuretico responsabile della nicturia spesso attribuita a problemi di prostata. Un altro sintomo è la cefalea mattutina, che solitamente passa entro un’ora dal risveglio, e la bocca asciutta”.
Colpisce soprattutto adulti ed è spesso associata alle più comuni patologie croniche, come obesità, sindrome metabolica e diabete, infarto, ictus, ed insufficienza respiratoria: “Non abbiamo dati epidemiologici chiari – puntualizza Di Michele – ma rifacendoci a uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, si stima che ne soffrano il 2% delle donne e il 4% degli uomini tra 30 e 60 anni, anche se poi le donne, con l’inizio della menopausa, tendono ad essere più esposte. L’associazione con il diabete è pari all’86% e la malattia va sempre sospettata nei casi di ipertensione arteriosa, soprattutto quando è scarsamente controllata. L’Osas è una malattia respiratoria intimamente associata al sonno, gravata da un altissimo rischio di morte per cause cardiovascolari (ictus e infarto del miocardio) nella fascia di età maggiormente produttiva”.
• NON SOLO PROBLEMI ANATOMICI
Sono numerosissime le terapie utilizzate per controllare questo disturbo, e tanti altri gli studi che stanno facendo il punto sulle cause della Osas: “Attualmente la sindrome delle apnee ostruttive del sonno viene contrastata con un ampio spettro di terapie, ad esempio la Cpap, dispositivo a pressione positiva, la chirurgia otorinolaringoiatrica, la terapia con Mad (Dispositivo di avanzamento mandibolare) o ancora terapie posizionali e dimagrimento quando necessario. Ma sono sempre di più le ricerche sperimentali che rivelano come questo disturbo possa riguardare non solo problematiche anatomiche, sempre presenti – per intenderci il collasso delle alte vie respiratorie che determinano la chiusura del passaggio dell’aria – ma anche meccanismi neurofisiopatologici e muscolari. Per questo motivo– conclude l’esperta – è necessaria la fenotipizzazione del paziente, un’indagine approfondita che ci dica qual è il meccanismo o i meccanismi determinanti dell’evento ostruttivo così da trattare la malattia nel miglior modo possibile”.
a cura di ALessandra D’Agostino
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